Malformazione del feto: cosa fare in caso di mancata diagnosi prenatale?

Mancata diagnosi prenatale: cos’è e quando si può chiedere un risarcimento

Cosa accade quando una malformazione del feto non viene individuata durante i controlli in gravidanza e i genitori ne vengono a conoscenza soltanto dopo la nascita?

Le donne in stato interessante si sottopongono a numerosi controlli per monitorare lo stato della gravidanza e la salute del feto. Nonostante questo, si registrano non di rado casi di mancata diagnosi prenatale in cui il medico avrebbe dovuto evidenziare la presenza di malformazioni del feto che invece vengono ignorate o non riconosciute.

L’omesso riscontro di tali problematiche nel corso degli accertamenti prenatali può, in presenza di determinati presupposti, determinare il cosiddetto “danno da nascita indesiderata”, un danno risarcibile legato alla perdita della possibilità della donna di compiere una scelta consapevole sulla prosecuzione della gravidanza.

La sola nascita di un bambino con una patologia o con una malformazione fetale, tuttavia, non è sufficiente per affermare automaticamente la responsabilità del medico: è necessario verificare se vi sia stato un errore diagnostico o informativo e se ricorressero le condizioni previste dalla legge per l’interruzione della gravidanza.

Scopriamo, allora, quando si può parlare di danno per mancata diagnosi prenatale e come ottenere un risarcimento. 

In cosa consiste la diagnosi prenatale e perché è importante

Prima di fare luce sulle conseguenze di una mancata diagnosi prenatale è utile comprendere in cosa consiste questa procedura. Per diagnosi prenatale, si intende una serie di esami e di indagini strumentali e di laboratorio il cui scopo è valutare lo sviluppo e lo stato di salute del feto durante la gravidanza.

Tali controlli consentono di rilevare l’eventuale presenza di malattie e condizioni patologiche che possono causare problemi durante e dopo la nascita.

Le più recenti linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità raccomandano, nell’ambito dell’assistenza alla gravidanza fisiologica, specifici percorsi di screening e l’ecografia per l’individuazione delle anomalie fetali strutturali.

Alcune di queste problematiche sono curabili, ma altre, come le malformazioni del feto, non sempre lo sono. Per questo, la diagnosi prenatale è fondamentale per sapere sin da subito se è possibile intraprendere percorsi di cura e quali, ma anche per permettere alla donna e alla coppia di ricevere le informazioni necessarie per affrontare consapevolmente il percorso della gravidanza.

Quando si parla di malformazioni fetali e cause, è importante ricordare che non esiste un’unica origine possibile. Alcune anomalie possono essere associate a fattori genetici, altre a fattori ambientali o alla combinazione di più elementi.

Anche le malformazioni genetiche del feto rappresentano solo una parte delle possibili condizioni individuabili durante la gravidanza. Per alcune malattie fetali, inoltre, la causa può non essere immediatamente identificabile.

Per questo, davanti a un feto malato o alla presenza di un’anomalia, occorre distinguere la malformazione congenita dalla sua origine: individuare una malformazione fetale non significa necessariamente poterne stabilire con certezza anche la causa. 

Mancata diagnosi prenatale: cosa dice la Legge 194 sull’interruzione di gravidanza

In base al codice di deontologia medica, il medico è tenuto a informare il paziente in merito al suo quadro clinico, fornendo tutti i dati necessari per consentirgli di prendere una decisione libera e consapevole.

In tal senso, una mancata diagnosi prenatale assume rilevanza a livello legale in quanto correlata con la Legge n.194 del 22 maggio 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Nei primi 90 giorni, la Legge 194 consente alla donna di richiedere l’interruzione della gravidanza quando la prosecuzione della gestazione, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, tenendo conto anche delle sue condizioni economiche, sociali o familiari, delle circostanze del concepimento oppure di previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.

Dopo i primi 90 giorni, invece, i presupposti sono più restrittivi: l’interruzione può essere praticata quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna oppure quando siano accertati processi patologici, compresi quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, tali da determinare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. 

Cosa comporta la mancata diagnosi di malformazione del feto

Una mancata diagnosi prenatale o una diagnosi tardiva di una patologia o di una malformazione del feto può assumere rilevanza sotto il profilo della responsabilità sanitaria quando ha impedito alla donna di conoscere tempestivamente le condizioni del nascituro e di esercitare consapevolmente le scelte consentite dalla legge.

In particolare, oltre i primi 90 giorni non è sufficiente dimostrare la presenza di una malformazione. Come chiarito dalla Corte di Cassazione, deve essere verificata concretamente la presenza di un processo patologico capace di determinare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, secondo quanto previsto dall’art. 6 della Legge 194.

Anche quando si indagano le cause di un feto malformato, quindi, ai fini medico-legali il punto centrale non è soltanto stabilire l’origine dell’anomalia, ma verificare se questa fosse diagnosticabile attraverso gli accertamenti indicati nel caso concreto e se un eventuale errore abbia privato la gestante di informazioni rilevanti.

 I genitori, infatti, possono dimostrare che, se fossero stati correttamente informati, avrebbero potuto scegliere l’interruzione della gravidanza avvalendosi della Legge n.194 appena citata.

La richiesta di un risarcimento dovuto a errore medico, nel caso specifico della mancata diagnosi prenatale, può essere avanzata anche dal padre, per i pregiudizi direttamente subiti, quando ne ricorrano i presupposti. La scelta sull’interruzione della gravidanza rimane comunque riservata alla donna.

La giurisprudenza ha infatti riconosciuto che gli effetti negativi dell’inesatta prestazione sanitaria possono riflettersi anche sul padre, pur spettando esclusivamente alla gestante la decisione relativa all’interruzione della gravidanza.

L’eventuale risarcimento non viene determinato automaticamente sulla base di una semplice comparazione tra il mantenimento di un figlio sano e quello di un figlio con disabilità. La quantificazione deve essere effettuata sul caso concreto, considerando i pregiudizi effettivamente dimostrati e, sotto il profilo patrimoniale, anche gli eventuali maggiori costi di cura, assistenza e sostegno conseguenti alla patologia.

Nel linguaggio comune si utilizza talvolta l’espressione neonato malformato, ma è più corretto parlare di neonato con una malformazione congenita o con una specifica patologia. 

Quali sono i danni risarcibili per mancata diagnosi prenatale?

Come abbiamo appena visto, quindi, la mancata diagnosi prenatale può ledere il diritto della gestante a ricevere informazioni corrette e complete e, in presenza dei necessari presupposti, costituire la base per una richiesta di risarcimento.

Se a causa dell’errore medico viene meno per i genitori la possibilità di conoscere lo stato di salute del feto e di valutare consapevolmente l’eventuale interruzione della gravidanza, possono essere presi in considerazione diversi pregiudizi, da accertare e dimostrare nel singolo caso:

  1. il danno biologico, quando si verifica una lesione dell’integrità psicofisica medicalmente accertabile;
  2. il danno morale, relativo alla sofferenza interiore conseguente all’accaduto;
  3. il danno patrimoniale, legato ai maggiori oneri per il mantenimento, la cura e l’assistenza del figlio;
  4. il danno per la mancata autodeterminazione del paziente, legato alla perdita della possibilità di effettuare una scelta consapevole.

Non è detto che ogni mancata individuazione di una patologia sia riconducibile a un errore risarcibile. Nei casi di malformazione del feto, occorre ricostruire quali esami siano stati effettuati, quali informazioni fossero disponibili al momento dei controlli e se la condizione avrebbe potuto essere diagnosticata secondo le conoscenze e le procedure applicabili al caso concreto. 

A chi rivolgersi per ottenere un risarcimento dei danni?

Se anche tu hai portato a termine una gravidanza senza conoscere lo stato di salute del feto e ti è stata negata la possibilità di scegliere se interromperla quando era ancora possibile, noi di Periplo Familiare siamo pronti a sostenerti per far valere i tuoi diritti.

Siamo la prima associazione italiana per vittime di malasanità e, rivolgendoti a noi, avrai a disposizione un team di professionisti medico-legali che analizzerà il tuo caso, valutando la sussistenza di responsabilità medica.

Attraverso l’esame della documentazione sanitaria sarà possibile verificare se la patologia o la malformazione fosse diagnosticabile e se vi sia un nesso tra l’eventuale omissione e il danno lamentato.

Una volta accertato il danno, procederemo con le dovute indagini e accompagneremo te e la tua famiglia durante tutto l’iter legale per la richiesta di risarcimento.

Contattaci per ricevere maggiori informazioni o per una consulenza gratuita.

 

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