
Quando un paziente subisce un danno dopo una diagnosi, un intervento o una terapia, come può il giudice capire se si è trattato davvero di un errore medico?
Nei casi di malasanità, questa domanda è centrale. Non basta infatti raccontare cosa è accaduto o dimostrare che la salute del paziente sia peggiorata. Per ottenere giustizia è necessario ricostruire il percorso di cura, valutare la condotta dei sanitari e capire se esiste un collegamento tra l’errore e il danno subito.
Proprio per questo, nei procedimenti di responsabilità sanitaria, può assumere un ruolo decisivo la consulenza tecnica d’ufficio. Si tratta di uno strumento che consente al giudice di affidarsi a professionisti esperti per valutare gli aspetti medici del caso.
La consulenza tecnica d’ufficio, spesso indicata con la sigla CTU, è un accertamento disposto dal giudice quando la causa richiede competenze tecniche specifiche. Nei casi di malasanità, il consulente nominato dal tribunale ha il compito di analizzare la vicenda dal punto di vista medico-legale.
La valutazione del consulente tecnico d’ufficio ha un peso molto importante, perché aiuta a chiarire se l’assistenza sanitaria sia stata corretta, oppure se vi siano stati errori, ritardi, omissioni o carenze organizzative.
In materia di responsabilità sanitaria, il riferimento principale è la Legge n. 24/2017, conosciuta come Legge Gelli-Bianco. Questa norma disciplina la responsabilità delle strutture sanitarie e dei professionisti, richiamando anche il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali.
La stessa legge prevede che, prima di avviare una causa civile per risarcimento danni da responsabilità sanitaria, sia necessario attivare un passaggio preliminare, come la consulenza tecnica preventiva o, in alternativa, la mediazione obbligatoria. Per questo motivo, la valutazione tecnica è spesso uno dei momenti più delicati del percorso.
Per parlare di responsabilità medica non basta che una cura non abbia avuto l’esito sperato. In ambito sanitario possono verificarsi complicanze anche quando i medici agiscono correttamente.
Per chiedere un risarcimento, di solito è necessario dimostrare tre elementi:
Il nesso causale è spesso l’aspetto più complesso. Significa dimostrare che il danno non è dipeso solo dalla malattia o da una complicanza inevitabile, ma dalla condotta del medico, dell’équipe o della struttura sanitaria.
La consulenza tecnica d’ufficio serve proprio a chiarire questi aspetti. Il consulente analizza la cartella clinica, gli esami, i referti, il consenso informato e tutta la documentazione disponibile.
Valuta, inoltre, se i sanitari abbiano agito nei tempi corretti e secondo le regole previste per quel caso specifico.
La CTU medica segue diverse fasi. Dopo la nomina del consulente, il giudice formula i quesiti, cioè le domande a cui il CTU dovrà rispondere. Da quel momento inizia l’attività tecnica.
In genere, il consulente può:
Durante questa fase, il paziente non dovrebbe restare solo. È importante essere assistiti da un avvocato e da un consulente tecnico di parte, cioè un medico legale scelto dal paziente o dai suoi familiari in caso di decesso. Il consulente di parte può partecipare alle operazioni peritali, presentare osservazioni e contribuire a evidenziare gli aspetti più importanti del caso.
Questo passaggio è fondamentale. Una documentazione incompleta, una ricostruzione poco chiara o la mancanza di osservazioni tecniche possono indebolire la posizione del danneggiato.
Anche se la CTU ha un ruolo molto rilevante, non bisogna confonderla con la sentenza. Il consulente tecnico offre al giudice una valutazione specialistica, ma non decide se il risarcimento debba essere riconosciuto.
Il giudice valuta la relazione del CTU insieme agli altri elementi del procedimento. Può condividerne le conclusioni, chiedere chiarimenti o, in alcuni casi, discostarsene motivando la propria decisione.
Per il paziente, però, la consulenza tecnica d’ufficio resta un momento decisivo. È spesso in questa fase che emergono gli elementi utili per capire se il danno poteva essere evitato, se la struttura sanitaria ha rispettato i propri obblighi e se esistono i presupposti per ottenere un risarcimento.
Pensi di essere stato vittima di un caso di malasanità? Vuoi sapere se vi sono i presupposti per richiedere un risarcimento danni?
Se vuoi rivolgerti a professionisti esperti per fare chiarezza sull’accaduto e ottenere giustizia, Periplo Familiare è la soluzione che fa al caso tuo. Siamo la prima associazione in Italia a tutela delle vittime di malasanità. Da oltre 25 anni affianchiamo le vittime di errori medici e le loro famiglie fornendo loro supporto medico-legale e sostegno morale durante tutto il percorso.
Il nostro staff di medici legali e avvocati specializzati in casi di malasanità è pronto a valutare quanto ti è accaduto, per verificare se vi siano elementi di responsabilità sanitaria e se il danno che hai riportato possa essere collegato a un errore medico.
Contattaci per richiedere una consulenza gratuita!
Periplo Familiare - Via Germanico n.184, 00192 Roma (RM) | C.F: 96326770581 - P.IVA: 08269131002 | Sitemap | Privacy Policy & Cookies Policy
Powered by MGvision - Designed by The Sign Society
Periplo Familiare - Via Germanico n.184, 00192 Roma (RM)
C.F: 96326770581 - P.IVA: 08269131002
Sitemap | Privacy Policy & Cookies Policy
Powered by MGvision
Designed by The Sign Society