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Errore medico: l’ospedale paga alla danneggiata un vitalizio di 6.650€ al mese

Il Tribunale ha condannato un ospedale a dover assicurare a una signora 84enne, invece che un normale rimborso in un’unica soluzione, una rendita vitalizia. 

Non molti sanno che, come risarcimento per errore medico, si può ottenere o una somma forfettaria una tantum oppure una rendita vitalizia erogabile ogni mese.

Quest’ultima soluzione (contemplata dal codice civile all’articolo 2057) è poco conosciuta perché ha avuto scarsissima applicazione nei Tribunali, soprattutto di fronte al rischio che, specie quando la vittima risarcita sia molto anziana, in caso di morte prematura siano i suoi eredi a trarre ingiustificato vantaggio.

 

La signora e il vitalizio

Seppur poco applicato, il vitalizio invece è ciò che è “capitato” ad una signora di 84 anni di Milano.

La I sezione civile del Tribunale, ha condannato un ospedale a dover assicurare alla signora - invece che un normale rimborso forfettario da erogare in un’unica soluzione anticipata di circa 900.000 euro - una rendita vitalizia quale risarcimento dell’invalidità dell’82% causatale da un errore diagnostico. Questa rendita le verrà liquidata a cadenza periodica nella somma di 5.350 euro al mese, più altri 1.300 euro al mese per l’assistenza generica di un’assistente domiciliare, durante la presumibile aspettativa decennale di vita della parte lesa.



L’elemento originale della sentenza, nel panorama delle decisioni in tema di risarcimento per danni gravi alla salute (con compromissione della integralità psicofisica della persona fino all’80-100%) sta proprio nella liquidazione del danno attraverso una rendita fissa e futura, per tutta la durata dell’esistenza della vittima.

Di norma, invece, i tribunali tendono sempre a capitalizzare il risarcimento in un’unica somma, da corrispondersi anticipatamente e tutta in una volta, anche per i danni futuri e ancora non emersi (sulla base delle previsioni fatte dal consulente tecnico d’ufficio). Un simile sistema di liquidazione, tuttavia, pone sempre problemi di gestione dell’ingente capitale cui si trova a essere titolare la vittima, con conseguenti rischi di dilapidazione. Non solo. Il calcolo del risarcimento viene effettuato sulla base delle aspettative di vita del danneggiato; ma ben potrebbe essere che questi viva più del previsto. Con la conseguenza che il risarcimento erogato “una tantum” potrebbe non più bastare a coprire l’intero arco dell’esistenza della vittima. Al contrario, l’indennizzo con rendita vitalizia evita problemi di questo tipo.

 

Già una sentenza nel 2015

L’indennizzo tramite un vitalizio con rendita annuale era già stato proposto dal Tribunale di Milano. In questa sentenza il giudice aveva riconosciuto, quale indennizzo conseguente al danno alla salute, per le lesioni gravi e irreversibili, provocate da un errore medico a un paziente, una rendita annuale di 145 mila euro per la vittima. In questa sentenza il giudice aveva fatto notare come la lesione della salute porta spesso con sé una compromissione delle capacità di reddito per la vittima, oltre che l’aumento delle spese fisse per l’assistenza domiciliare sanitaria e terapeutica.

 

Da quello che si evince dalla sentenza, esistono due voci che compongono il danno che viene risarcito tramite il vitalizio. Esse sono il danno da lucro cessante e il danno emergente. 

In sostanza, chi non è più in grado di svolgere o di svolgere autonomamente la propria attività quotidiana a causa di lesioni provocate da malasanità, ha diritto a ricevere un indennizzo per il mancato guadagno tramite la propria professione e un indennizzo per le spese mediche che si troverà ad affrontare a causa della suddetta lesione. Il Tribunale di Milano ha quindi deciso di risarcire il paziente con una rendita annuale per i danni patrimoniali subiti e con un risarcimento danni una tantum per il danno biologico.


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