La storia di Silvia

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Silvia ha da poco compiuto 30 anni, è una ragazza solare e piena di energia ma in passato un’ombra scura l’aveva allontanata dalla vita: l’anoressia. Per fortuna Silvia riesce faticosamente a riacquistare il sorriso anche grazie anche al sostegno della sua famiglia. Ma quei dolori all’addome la stanno mettendo a dura prova.

Dopo tre settimane di disturbi gastrici e vomito, Silvia decide di recarsi al pronto soccorso della città dove vive in Toscana per svolgere una serie di accertamenti. Ma in ospedale gli esami non vengono eseguiti, neppure quelli di routine: visti i precedenti per anoressia e bulimia, i medici sottovalutano i sintomi di Silvia e si limitano a curarla con degli psicofarmaci per poi dimetterla senza prescriverle alcun controllo.

Passano 20 giorni durante i quali Silvia si reca più volte al pronto soccorso per disidratazione e forti spasmi, ed è proprio durante l’ultima visita che la travolge una terribile diagnosi: Silvia ha una pancreatite acuta ormai in stato avanzato. La sottopongono d’urgenza ad un primo intervento chirurgico, poi a un secondo, un terzo e infine un quarto nell’arco di un solo mese. Tanti, ma non sufficienti a salvarle la vita.

 

 

L’INCONTRO CON L’ASSOCIAZIONE

Per i genitori di Silvia non è stato facile iniziare con noi questo percorso. Ripercorrere le ultime settimane di vita della figlia è stato come perderla una seconda volta. “Ma perché i medici non le hanno creduto? Perché fermarsi al pregiudizio nei confronti di una malattia che l’aveva colpita nel passato?” grida con disperazione la madre di Silvia.

A queste domande non possiamo dare una risposta, ma possiamo dare giustizia a questa famiglia lacerata dal dolore. La convinzione dei sanitari che Silvia fosse ancora vittima dell’anoressia è stata purtroppo la sua condanna. Quella vita che aveva recuperato con volontà e determinazione le è stata portata via, stavolta per sempre. Non si guarisce un dolore tanto grande, ma si ritrova il coraggio per andare avanti. Lo stesso che aveva Silvia.

IL RISARCIMENTO

Sono stati necessari ben due gradi di giudizio per veder affermata la responsabilità dei sanitari.

Il tutto si è concluso con una Sentenza della Corte di Appello di Firenze che ha ribaltato il verdetto del Tribunale, riconoscendo la piena responsabilità dei sanitari che ebbero in cura la paziente e un risarcimento di €. 310.000 per ogni genitore ed €. 242.000 per la sorella.

Categorie:Casi di Errori Medici

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