omesso ricovero ospedaliero

Omesso ricovero ospedaliero e danni al paziente

Cosa fare se si verifica un peggioramento di salute dopo un omesso ricovero ospedaliero? 

Cosa succede quando un medico sottovaluta i sintomi di un paziente e decide di non ricoverarlo, aggravando la sua situazione di salute?  Molti pazienti scoprono solo a posteriori che un ricovero tempestivo avrebbe potuto evitare complicazioni gravi, interventi d’urgenza o danni permanenti. 

L’omesso ricovero ospedaliero non è una semplice scelta organizzativa, ma un vero e proprio atto medico, che deve basarsi su una valutazione completa del quadro clinico del paziente. Quando il ricovero viene negato o rinviato senza adeguate motivazioni, in presenza di sintomi significativi o di segnali di allarme, possono verificarsi conseguenze molto serie per la salute. 

Dal punto di vista giuridico, si può configurare una responsabilità sanitaria ogni volta che il danno subito dal paziente risulta prevedibile ed evitabile con un’adeguata presa in carico. In questi casi, la legge tutela il diritto del paziente a ottenere giustizia e un risarcimento per i danni subiti, chiarendo che la mancata assistenza può essere grave quanto un errore terapeutico. 

In questo articolo analizziamo quando l’omesso ricovero ospedaliero non è una scelta legittima, ma una condotta colposa, e quali sono i diritti del paziente che ha subito un danno a causa di una decisione sanitaria errata.  

Cosa dice la legge: il quadro normativo di riferimento 

Dal punto di vista giuridico, l’omesso ricovero ospedaliero è valutato alla luce degli obblighi di diligenza, prudenza e perizia che gravano sul personale sanitario e sulla struttura. La decisione di non ricoverare un paziente non è neutra, ma deve essere il risultato di una valutazione clinica completa, documentata e coerente con le condizioni di salute riscontrate. 

Il principio cardine è quello sancito dall’art. 32 della Costituzione, che tutela il diritto alla salute“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Questo significa che l’accesso alle cure e all’assistenza ospedaliera non può essere limitato da valutazioni superficiali o da esigenze organizzative, quando il quadro clinico richiede un ricovero. 

A questo si affianca la disciplina civilistica sulla responsabilità sanitaria, che impone alla struttura ospedaliera di garantire cure adeguate e tempestive, assumendo una responsabilità diretta per le decisioni assunte dal proprio personale. 

Con l’entrata in vigore della Legge n. 24/2017, nota come Legge Gelli-Bianco, la responsabilità della struttura sanitaria è stata ulteriormente rafforzata. La legge chiarisce che l’ospedale risponde a titolo contrattuale dei danni subiti dal paziente, anche quando questi derivano da scelte organizzative o da omissioni assistenziali, come il mancato ricovero in presenza di un quadro clinico che lo avrebbe richiesto. 

Il quadro normativo, quindi, attribuisce un ruolo centrale alla valutazione preventiva e alla corretta documentazione delle decisioni sanitarie; quando queste mancano o risultano superficiali, si può configurare una violazione degli obblighi di assistenza e dare luogo a una richiesta di risarcimento per i danni subiti dal paziente.  

E se è il paziente che rifiuta il ricovero? 

La responsabilità medica non è automaticamente esclusa quando è il paziente a rifiutare il ricovero ospedaliero. Dal punto di vista giuridico, il rifiuto del paziente è valido solo se avviene in modo consapevole, informato e documentato. In mancanza di questi presupposti, l’eventuale peggioramento delle condizioni di salute può comunque ricadere sulla struttura sanitaria o sul personale medico. 

Il medico ha l’obbligo di informare il paziente in modo chiaro e completo sui rischi connessi al rifiuto del ricovero, sulle possibili conseguenze e sulle alternative disponibili. Questo dovere informativo non può limitarsi a una comunicazione sommaria, ma deve consentire al paziente di comprendere realmente la gravità della situazione e le possibili evoluzioni negative. Solo in presenza di un’informazione adeguata il rifiuto può dirsi giuridicamente valido. 

Inoltre, il rifiuto deve essere espresso da un paziente capace di intendere e di volere. Se il soggetto è confuso, debilitato, in stato di alterazione psicofisica o non pienamente lucido, il medico non può limitarsi a registrare il rifiuto, ma deve adottare tutte le misure necessarie per tutelarne la salute, incluso il ricovero in via d’urgenza quando vi è un pericolo concreto. 

Un ulteriore elemento fondamentale è la tracciabilità del rifiuto. La giurisprudenza richiede che il dissenso sia documentato in modo puntuale nella cartella clinica, con l’indicazione delle informazioni fornite al paziente, delle sue dichiarazioni e delle condizioni cliniche riscontrate. In assenza di una documentazione chiara e completa, il rifiuto può non essere considerato idoneo a escludere la responsabilità sanitaria. 

In sintesi, il rifiuto del ricovero non libera automaticamente il medico o la struttura da ogni responsabilità. Quando l’informazione è carente, la capacità decisionale del paziente è dubbia o la documentazione è incompleta, l’omesso ricovero può comunque configurare una condotta colposa, con conseguente diritto del paziente o dei suoi familiari a chiedere il risarcimento dei danni subiti.  

Hai subito un danno per un omesso ricovero ospedaliero? Come avere giustizia 

Ogni caso va analizzato nella sua specificità. Oltre alla mancanza o alla completezza delle informazioni del consenso informato è necessario verificare la capacità di autodeterminazione del paziente e in quale misura un tempestivo ricovero avrebbe potuto incidere positivamente sulla patologia in atto e prevenire l’evento dannoso. 

Se hai dubito un danno a seguito di un rifiuto di ricovero ospedaliero, potresti avere diritto ad  ottenere un risarcimento 

La cartella clinica, i referti di Pronto Soccorso e gli esami successivi a cui si è sei stato sottoposto sono documenti ti preziosi per ricostruire l’accaduto a livello medico-legale e verificare se vi è stato un errore medico o un concorso di colpa.  

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