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Sanità: Emilia al top, Campania in coda

È quanto emerge da un’analisi sui Livelli essenziali di assistenza: tra le Regioni che garantiscono le cure ai cittadini brilla tra tutte l’Emilia Romagna. 

La Fondazione GIMBE, nel suo monitoraggio sui LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ha eseguito una fotografia molto puntuale quanto allarmante del nostro Paese: la sanità in Italia è divisa in due, c’è difatti una forbice preoccupante tra le Regioni, che purtroppo conferma la “questione meridionale” in sanità. L’indagine rileva infatti come molte Regioni, soprattutto al Sud, risultino inadempienti nelle spese per garantire le cure e i servizi primari ai cittadini.

Il 26,3% delle risorse assegnate negli anni dallo Stato alle Regioni per garantire i LEA (2008/2018), cioè le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale dà gratuitamente o dietro pagamento di un ticket, sono andate a vuoto non producendo servizi. Per dirla in altre parole, più di un quarto dei finanziamenti trasferiti alle Regioni per l’assistenza sanitaria si è volatilizzato senza tradursi in assistenza e salute.



Le performance regionali 

Sotto il profilo del metodo, lo studio è stato condotto analizzando i 10 monitoraggi annuali del Ministero della Salute pubblicati dal 2008 al 2017, dai quali sono stati esclusi gli anni 2008 e 2009 (che richiedono analisi più complesse, ancora in corso). Pertanto, i risultati della valutazione sono relativi al periodo 2010-2017, otto anni durante i quali ciascuna Regione poteva raggiungere un punteggio massimo di 1.800 (100%).

Come prima Regione in termini di erogazione delle prestazioni, brilla l’Emilia Romagna con il 92,5% di adempimento, mentre in coda troviamo la Campania con il 53,9%.

L’Emilia-Romagna guida la classifica nazionale per capacità di rispondere ai bisogni di salute della popolazione. Dall’analisi è emersa un’ottima organizzazione in termini di prevenzione, gestione dei pazienti anziani sul territorio e offerta di soluzioni terapeutiche innovative, oltre che nell’appropriatezza delle prescrizioni, delle prestazioni e dei ricoveri e nei tempi di attesa per gli interventi chirurgici. In una sola parola, risponde pienamente alle aspettative dei cittadini.

Seguono nella top five delle migliori Regioni assistenziali: la Toscana, il Piemonte, il Veneto e la Lombardia, mentre l’ultimo posto in classifica spetta alla Campania, preceduta da PA di Bolzano, Sardegna, Calabria e Valle d’Aosta. 

 

L’Italia divisa

Le Regioni Campania, Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria e la Provincia Autonoma di Bolzano presentano diverse criticità ascrivibili in particolare all’area della prevenzione (screening e coperture vaccinali) e all’area distrettuale (residenziali anziani e disabili).

Le Regioni Calabria e Campania, entrambe sottoposte a regime commissariale, presentano una situazione differente. Mentre la Calabria raggiunge un punteggio inferiore rispetto all’anno precedente, la Campania ha un punteggio migliorativo anche se non raggiunge ancora il livello minimo accettabile.

Un nuovo sistema di garanzia
In ogni caso, è tempo che la griglia LEA ceda il passo al Nuovo sistema di garanzia che dovrebbe scattare nei primi mesi del 2020. È stato sviluppato infatti un nuovo strumento, molto più specifico e selettivo, che consentirà di documentare ancora meglio gli adempimenti regionali e permetterà al Ministero di effettuare “interventi chirurgici” per singola struttura, evitando di paralizzare con lo strumento del commissariamento l’intera Regione, problema principale del precedente sistema di monitoraggio.

“In un momento storico per il Ssn – conclude Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE 

 – in cui il ministro Speranza ha ripetutamente dichiarato che l’articolo 32 è il faro del suo programma di Governo, i dati del nostro report parlano chiaro. Senza una nuova stagione di collaborazione politica tra Governo e Regioni e un monitoraggio nuovo e perfezionato sull’erogazione dei LEA, sarà impossibile ridurre diseguaglianze e mobilità sanitaria e il diritto alla tutela della salute continuerà ad essere legato al Cap di residenza delle persone”.


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