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Se i medici e gli psicologi cooperano: meno farmaci e più attenzione al paziente

Non più in fase di sperimentazione, da oggi lo psicologo di famiglia è legge. Una figura che farà il nostro bene e quello del sistema sanitario nazionale.

Ora, lo psicologo di famiglia non sarà più una figura sperimentale, ma un professionista riconosciuto dalla legge, a disposizione dei cittadini negli ambulatori dei medici di famiglia.

Proprio così, il Parlamento italiano ha infatti approvato la legge che istituisce ufficialmente la figura dello psicologo di famiglia. Lo psicologo di famiglia, o per meglio dire lo psicologo nell’ambito delle cure primarie dovrà collaborare con il medico di medicina generale e con il pediatra di libera scelta.

L’apertura alla presenza dello psicologo negli studi dei medici di famiglia è stata inserita nel decreto Calabria, approvato il 19 giugno scorso dall’Assemblea di Palazzo Madama, senza modificare il testo che aveva già ricevuto il via libera dalla Camera alla fine del mese di maggio.



La necessità di affiancare la professione dello psicologo a quella del medico di famiglia e del pediatra è emersa già da diverso tempo e non solo in Italia. L’obiettivo è il potenziamento delle cure primarie, quelle che, essendo più vicine ai cittadini, permettono di raccogliere i bisogni dei pazienti ed effettuare interventi sia terapeutici sia di prevenzione. 

Questa legge offre l’opportunità di garantire un supporto a chi soffre di disturbi psicologici o psicosomatici, ma anche la possibilità di trattare l’aspetto psicologico di malattie fisiche e patologie croniche, purtroppo sempre più diffuse.

 

Un’esperienza già positiva in Italia 

In Umbria, ad esempio da un anno e mezzo si sta testando questa figura con ottimi risultati, sia in termini di efficacia degli interventi, sia per il gradimento espresso dagli utenti. 

Ora, grazie a questa nuova legge, basta sperimentazione. Ed in questo le Regioni avranno un ruolo fondamentale: saranno loro, attraverso gli accordi con i medici di medicina generale, a concretizzare questa importante possibilità per i cittadini italiani.

 

Qual è il sentiment comune?

Lo psicologo di famiglia è un’opportunità che in molti attendono già con impazienza: “Quando si propone la figura dello psicologo di famiglia la reazione è in genere molto positiva – commenta il membro dell’esecutivo del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi”. 

Uno studio internazionale dimostra inoltre che il 75% degli utenti, trovandosi in una situazione di disagio, piuttosto che prendere una pillola preferirebbe un supporto psicologico. Da parte dei cittadini c’è una forte richiesta di psicologi, ma questa figura è tuttora poco presente nel servizio pubblico, cosicché chi ne ha bisogno deve pagarla di tasca propria e, ovviamente, non tutti ne hanno la possibilità. 

 

Lo psicologo è un investimento
La presenza dello psicologo, come quella dell’infermiere, è un investimento per la qualità dell’offerta e per la migliore risposta ai bisogni di salute.

L’idea nasce dalla consapevolezza che almeno il 50% delle richieste che pervengono ai medici di base esprimono disagi di tipo relazionale/esistenziale. In molti casi il medico, non essendo in grado di soddisfare la domanda del paziente, tenta di fornire una risposta ricorrendo ad analisi e a farmaci di cui per primo riconosce la dubbia utilità. E questo non aiuta le casse del Ssn.
 
D’altra parte la consultazione di uno psicologo è resa difficile dal pregiudizio sociale. Questo fa sì che il contatto avvenga in genere in fasi del disagio troppo tardive, e anche questo influisce sul paziente e sulla spesa sanitaria. È quindi evidente la necessità di costruire una situazione in cui l’ascolto psicologico appaia chiaramente come qualcosa previsto per tutti, e non per una categoria particolare di persone.


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