Cosa dice la legge sulla conservazione dei vetrini istologici e citologici

Quali sono le tempistiche di conservazione dei vetrini istologici e come richiederli 

Ti è mai capitato di avere dubbi su una diagnosi, magari a distanza di tempo, e di chiederti se fosse possibile verificarla nuovamente? Oppure ti è stato suggerito di richiedere una revisione di un esame istologico o citologico per accertare un possibile errore diagnostico? 

In questi casi, un elemento fondamentale è rappresentato dai vetrini istologici e citologici, cioè i preparati su cui si basa la diagnosi. La loro conservazione non è una semplice prassi organizzativa, ma un vero e proprio obbligo per la struttura sanitaria, perché consente al paziente di esercitare il diritto alla revisione e alla verifica dell’accuratezza diagnostica. 

Dal punto di vista giuridico, la corretta conservazione dei vetrini assume un ruolo centrale nei casi di sospetta responsabilità medica. L’eventuale smarrimento, deterioramento o mancata disponibilità può infatti incidere sulla possibilità di accertare un errore e, in alcuni casi, configurare una responsabilità della struttura stessa. 

Comprendere cosa prevede la legge sulla conservazione dei vetrini istologici e citologici è quindi essenziale per sapere quali sono i propri diritti, quali obblighi ha la struttura sanitaria e come tutelarsi in presenza di dubbi sulla diagnosi ricevuta.  

Perché avviene la conservazione dei vetrini istologici? 

I vetrini istologici e citologici rientrano in quella che viene classificata come “ulteriore documentazione sanitaria”, intendendo con questa definizione i documenti che non è possibile archiviare materialmente o digitalmente nella cartella clinica sanitaria. 

materiali cito-istologici vengono conservati in appositi archivi sotto la responsabilità della struttura sanitaria dove è stato effettuato l’esame e sono a disposizione del paziente su richiesta. 

La conservazione dei vetrini citologici e istologici garantisce al paziente il rispetto di alcuni suoi diritti fondamentali: 

  • Ricerca di nuove cure. Sui vetrini viene conservato il materiale genetico del paziente che può essere riesaminato anche successivamente per un’analisi più approfondita, ad esempio utilizzando nuove tecnologie, al fine di individuare nuove cure. 
  • Revisione diagnostica. L’analisi di un secondo anatomopatologo permette di valutare se la diagnosi è stata eseguita correttamente.  
  • Tutela legale. In sede di accertamento tecnico preventivo, i vetrini istologici e citologici sono prove importanti per accertare la responsabilità medica.   

Conservazione vetrini istologici: la normativa di riferimento  

La legge italiana indica chiaramente come conservare i vetrini istologici e per quanto tempo. 

Le fonti normative sono diverse. 

  • DPCM 10/02/1984. Individua nel direttore responsabile del laboratorio la buona conservazione dei preparati citologici, istologici e delle inclusioni in paraffina, fissando in 5 anni il termine minimo di conservazione.  
  • Circolare n. 61 del 19/12/1986 del Ministero della Sanità. Ha equiparato il materiale cito-istologico alla restante documentazione diagnostica disponendo l’obbligo di conservazione per 20 anni 
  • Parere Consiglio Superiore di Sanità del 14/10/1987. Viene introdotta una distinzione tra preparati istologici e citologiciI preparati istologici e la relativa inclusione sono da considerare come “restante documentazione diagnostica” e di conseguenza devono essere sottoposti alle disposizioni della Circolare n. 61 che stabilisce l’obbligo di conservazione per 20 anni.   e per questi ultimi i preparati citologici l’obbligo minimo di conservazione è invece di 5 anni. 
  • Linee guida del 09/06/2015 del Ministero della Salute. Le “Linee Guida per la Tracciabilità, Raccolta, Trasporto, Conservazione e Archiviazione di cellule e tessuti per indagini diagnostiche di Anatomia Patologica” negano l’assimilazione delle inclusioni e dei vetrini alla “restante documentazione diagnostica” stabilendo l’obbligo minimo di conservazione a 10 anni dalla refertazione del materiale. 

Bisogna notare che nonostante le ultime linee guida indichino un periodo minimo di conservazione di 10 anni, nulla vieta alle strutture sanitarie di conservare i vetrini più a lungo 

Anche le Regioni possono legiferare in materia inserendo i preparati istologici e citologici all’interno del Massimario di Scarto, un documento in cui vengono stabilite le tempistiche di conservazione dei documenti regionali, compresi quelli sanitari.  

Emblematico è il caso della Regione Lombardia che nel 2017 ha imposto la conservazione dei preparati istologici, citologici e inclusioni per 50 anni.  

Come richiedere i vetrini istologici? 

Per avere i tuoi vetrini istologici o citologici dovrai presentare una richiesta formale via PEC o via raccomandata all’Ufficio Cartelle Cliniche o alla Direzione sanitaria della struttura presso la quale hai eseguito l’esame.  

In genere i vetrini originali vengono rilasciati in prestito per circa 30 giorni, ti verrà chiesto di sottoscrivere un verbale di consegna in cui ti impegni a custodirli per il periodo statuito, per restituirli poi di nuovo alla struttura, in modo tale che possa continuare ad essere garantito l’obbligo di conservazione.  

Il deterioramento o la perdita dei vetrini istologici impedisce al paziente di esercitare il suo diritto alla salute o alla difesa. Quindi se la struttura responsabile dell’archiviazione non è in grado di fornire i preparati, può essere chiamata a risponderne a livello legale.  

Se pensi di essere stato vittima di errore medico, i tuoi vetrini citologici o istologici sono una prova importantissima per verificare se hai subito le conseguenze di una diagnosi errata. 

La consulenza di un medico legale e di un avvocato specializzato in casi di malasanità è fondamentale per ricostruire l’accaduto e verificare se vi sono le basi per procedere con una richiesta di risarcimento. 

Non sai come fare o a chi rivolgerti?  

Lo staff medico-legale di Periplo Familiare è a tua disposizione: siamo la prima associazione italiana a tutela delle vittime di malasanità.  Possiamo aiutarti a fare chiarezza sulla tua vicenda, assistendoti in un tentativo di conciliazione con il medico o con la struttura sanitaria, oppure seguendo l’iter in tribunale.  

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