Coronavirus, ai malati un farmaco che poteva ucciderli

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Syringe with a transparent injection and glass ampoules on a medical table. Place for text. Medicine background.

Prima l’Aifa autorizza la sperimentazione di Avonex ai pazienti Covid-19, poi fa retromarcia: farmaco “incompatibile” con il loro stato di salute.

Ebbene sì, nell’emergenza è accaduto anche questo: un’altra emergenza che ha coinvolto un numero non noto di pazienti. Per una settimana, infatti, a un gruppo di malati di coronavirus è stato somministrato un farmaco dal Servizio sanitario nazionale che si è poi rivelato “incompatibile” con il loro stato di salute e che potrebbe avergli causato danni non lievi.

Avonex, il potenziale killer

L’Interferone Beta 1-A, in commercio sul mercato italiano noto con il nome di Avonex, è indicato per il trattamento terapeutico di pazienti con diagnosi di sclerosi multipla recidivante. Come è chiaro dalle istruzioni, la somministrazione è autorizzata per via intramuscolo o sottocutanea.

L’Aifa – l’agenzia del farmaco italiano – ha invece autorizzato il suo utilizzo nella lotta al coronavirus per via endovenosa. 

Prima, semaforo verde dell’Aifa

L’Aifa ha autorizzato la sperimentazione del farmaco per la “terapia di supporto dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV2”, con dosaggio di 10 mgin bolo endovenoso, per un massimo di 6 giorni consecutivi”. L’agenzia aveva fissato a tre mesi, a partire dall’entrata in vigore della norma, il periodo di prescrizione del medicinale. 

Il numero di pazienti che ha avuto accesso alla sperimentazione è sconosciuto.

Un sostanziale sovradosaggio

Secondo le avvertenze, la modalità endovenosa e la quantità somministrata rappresenta un sostanziale sovradosaggio dovuto all’assorbimento più rapido del farmaco. E gli effetti, già testati in questo caso, sono fra l’altro: svenimento, convulsioni, disturbi depressivi, anche gravi con ideazione suicidaria, aritmie, angina, ipertensione arteriosa, insufficienza cardiaca e addirittura difficoltà respiratorie. 

Non conosciamo cosa sia accaduto a quei malati, ma è certo che dopo 7 giorni di somministrazione, quell’autorizzazione all’utilizzo dell’Interferone Beta 1-A è stata improvvisamente revocata dalla stessa Aifa.

Poi, il semaforo diventa rosso 

Il 25 marzo 2020 l’Aifa, infatti, si corregge: “Il medicinale Interferone Beta 1-A è escluso dall’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale, come terapia di supporto dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV2 (COVID-19)”.

Non si è a conoscenza dei danni che la sperimentazione avrebbe causato ai pazienti.

Un errore clamoroso

Cosa è successo per consentire ai malati di coronavirus l’utilizzo di un farmaco che, dopo soli sette giorni, viene ritirato? Quali effetti ha causato sui pazienti? Di quante persone si parla? 

Ma l’Aifa, tace. Ha provato ad avere notizie Franco Bechis, direttore del quotidiano Il Tempo.

L’unica cosa che ha saputo da solo è che il farmaco era già stato sperimentato prima della sua autorizzazione su circa 300 pazienti, con qualche successo, motivo della prima delibera Aifa, che lo inseriva fra le cure ufficiali al coronavirus a carico del sistema sanitario pubblico. 

Ma perché poi è stato ritirato? Un giallo.

Così ha chiesto aiuto al viceministro della Salute, Pier Paolo Sileri, che ha inviato una lettera all’Aifa. Ecco la risposta ufficiale: “Per quanto riguarda eventuali pazienti trattati, tale dato non è ancora a disposizione dell’Aifa, essendo in corso di pubblicazione in questi giorni la piattaforma per l’inserimento dei dati da parte dei clinici. Lo studio di riferimento per l’iniziale inserimento prevedeva un trattamento per via endovenosa. Purtroppo le formulazioni disponibili in Italia non sono autorizzate per l’uso endovena e quindi la CTS ha ritenuto opportuno revocarlo”.

Purtroppo la risposta chiarisce poco. Conferma l’errore clamoroso dell’Aifa per l’utilizzo di un farmaco per via endovenosa che però sul mercato esiste solo con somministrazione intramuscolare, ma non chiarisce per nulla il numero dei soggetti a cui è stato somministrato.
C’è solo da sperare che questo errore non abbia lasciato scie più gravi. 

Categorie:Storie di Malasanità
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