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Il “diabete urbano”: un’epidemia pericolosa

In Italia il diabete uccide più del cancro. È il diabete, dunque, la malattia del secolo: nel mondo ne sono affetti 425 milioni di persone, 4 milioni solo in Italia.

Sono impietosi i numeri dell’Osservatorio Arno Diabete. Secondo le stime di un recente studio, i diabetici nel mondo nel 2045 saranno 629 milioni. In Italia sono già 4 milioni, circa il doppio di 20 anni fa. E il dato che rende questi numeri ancora più allarmanti, è che oltre un milione di persone non sanno di esserlo.

Sono attendibili questi numeri? Sicuramente poiché la banca dati dell’Osservatorio aggrega le prescrizioni farmaceutiche di quasi 11 milioni di abitanti di 32 Aziende Sanitarie convenzionate. 

I dati sul diabete, dunque, possono considerarsi più che certi. Ma c’è di più. Non solo oggi siamo in grado di conoscere il numero di persone affette da diabete, ma possiamo anche sapere le aree geografiche in cui c’è il rischio di ammalarsi è decisamente maggiore. Da uno studio si evince che due diabetici su tre vivono nelle metropoli. Si parla, dunque, di “diabete urbano”.

 



Diabete e metropoli: come le città mettono a rischio la salute

Il “diabete urbano” è quindi la nuova pandemia del millennio che sta colpendo le città. 

Due pazienti su tre vivono infatti nelle metropoli, dove la gente passa più tempo in macchina nel traffico che a camminare. Dove il cibo spazzatura (confezionato e ad alto contenuto calorico) è disponibile a tutte le ore e a ogni angolo della strada. Dove per i ritmi frenetici della vita e gli orari serrati di lavoro si salta il pranzo o si mangia un panino davanti al computer, e si cena troppo tardi (e in abbondanza, se la cena è l’unico pasto della giornata). Ecco perché la sfida contro questa malattia, nascosta ma potenzialmente letale, deve partire dalle città.

 

Ma quali le cause?

Pare che fra le cause scatenanti del diabete, malattia tanto subdola quanto pericolosa, ci siano: il maggiore tasso di inquinamento; le ore trascorse in auto sono di più; l’alimentazione affidata a fast-food mordi e fuggi che propinano cibo spazzatura; i ritmi frenetici e le sempre più interminabili ore di lavoro che costringono a spuntini frugali e veloci davanti a un PC, oppure a un unico e abbondante pasto serale.

A queste, come denuncia Andrea Lenzi, Professore di Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma, si aggiungono contesti urbani poco vivibili che creano disuguaglianze anche di salute.

“La medicina da sola non basta più. – spiega Lenzi che subito dopo aggiunge – Abbiamo raggiunto alte capacità diagnostiche e terapeutiche ma senza l’aiuto delle amministrazioni comunali, degli urbanisti e degli psicologi non riusciremo mai a ridurre il diabete”.

Fra centro e periferia, purtroppo, si sono create pericolose disuguaglianze di salute. 

Per esempio: “A Roma – racconta Lenzi – nei quartieri centrali, più benestanti, la prevalenza di diabetici è del 5,8 per cento mentre nelle zone periferiche, più disagiate, del 7,2, perché si predilige il junk food che costa meno”.

Una persona che vive in periferia è più soggetta al diabete perché usa più spesso l’auto privata per recarsi al lavoro, avendo pochi mezzi pubblici a disposizione, e perché impianti sportivi e spazi verdi per l’attività fisica sono carenti”.

 

Si sottovaluta la sua pericolosità

Ma la pericolosità del diabete tra la gente è ancora sottovalutata. Non ci si rende conto che è una malattia che ogni anno provoca 4 milioni di decessi. Si tende erroneamente a considerare il diabete una patologia benigna ma in Italia uccide più del cancro.

La glicemia alta per periodi prolungati infatti, favorisce l’ossidazione e l’occlusione delle arterie facendo aumentare il rischio di malattie cardiovascolari che sono la prima causa di morte. 

Tra i diabetici l’Osservatorio Arno ha registrato 75 mila infarti l’anno. E poi: 50mila ictus, 10mila amputazioni, 50mila casi di problemi alla vista e duemila dializzati. 

Con dei costi incredibili anche per il Ssn. Per curare un paziente diabetico si spendono in media 2900 euro l’anno contro i 1300 di un soggetto non diabetico. E i ricoveri sono il doppio.

 

Cosa si può fare 

Per “ostacolare” il diabete le istituzioni devono accelerare l’approvazione di leggi per la prevenzione dell’obesità e del diabete nelle città, nominando un team di esperti e stringendo alleanze con le università per realizzare strumenti e interventi di promozione della salute. 

Un altro importante obiettivo è l’introduzione dell’insegnante di educazione fisica in tutte le scuole primarie. Infine, l’introduzione delle tanto discussa sugar tax, ovvero la tassa sulle bevande zuccherate, per incentivare le industrie a riformulare i prodotti riducendo la quantità di zucchero e scoraggiare l’acquisto da parte dei consumatori. Perché ricordiamoci che la causa principale del diabete di tipo 2 è proprio l’obesità.


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