Italiani: sì alla sanità digitale. Ma siamo pronti?

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La digitalizzazione della sanità è importante, ma non prioritaria: prima ci sono la medicina territoriale e la ricerca. Questo è quanto emerge dall’indagine presentata dalla Luiss Business School di Roma.

 

I cittadini italiani sono pronti ad avere meno contatti con il proprio medico e, quindi, all’utilizzo della sanità digitale. Lo sono anche i parlamentari, con percentuali molto alte di apprezzamento per questo sistema. Ad affermarlo sono i risultati dell’indagine condotta da Ls Cube presentata alla Luiss Business School di Roma.

L’Italia quindi, dopo due lunghi anni di pandemia, è pronta per quel che viene definito e-healt?

Non proprio. La maggiore familiarità con gli strumenti elettronici nell’interazione col medico non basta a sancire la maturità digitale di politici e cittadini italiani: dalla percezione del valore dell’innovazione all’acquisizione delle competenze digitali c’è ancora tanta strada da fare.

 

Manca la mentalità

Secondo i politici, i settori della sanità su cui bisognerebbe investire sono la medicina territoriale e la ricerca (sia clinica sia farmaceutica). Secondo i cittadini, è forte l’esigenza di una sanità più vicina ai territori. 

Per quanto riguarda il digitale, i cittadini intervistati hanno espresso una debole esigenza di investimenti. I politici invece, hanno una maggiore consapevolezza e collocano la digitalizzazione della sanità tra i principali filoni di investimento, seppur non il primo.

Infine, i politici pensano che la digitalizzazione sia importante ma non determinante. Per quasi il 44% dei cittadini il digitale può essere la soluzione per gestire la salute.

 

Digitale e disuguaglianze

Sempre per ciò che riguarda la digitalizzazione il 77% dei politici intervistati pensano che il digitale sia un veicolo per il diritto alla salute, e quindi con il suo utilizzo, le diseguaglianze esistenti si ridurranno.

I cittadini, al contrario, hanno risposto che il digitale andrà ad aumentare le diseguaglianze. Questo risultato evidenzia il famoso “digital divide”, le cui criticità sono emerse durante i lockdown, soprattutto sul fronte della scuola: se una persona ha la connessione e gli strumenti giusti, l’e-health è un aiuto, altrimenti aumenta le disuguaglianze sociali. Il tema è quindi ancora controverso, dal momento che ci sono una serie di problematiche preliminari da risolvere, a partire dall’alfabetizzazione digitale. 

 

Digitalizzazione e fiducia

Tra i cittadini italiani più di 7 su 10 affermano di sentirsi a proprio agio con il crescente utilizzo della tecnologia nella gestione dei dati sanitari. Anche nei politici è lo stesso: i dati affermano infatti un sentiment favorevole al crescente utilizzo della tecnologia nei dati sanitari e una fiducia piuttosto generalizzata.

 

Conclusioni

Ma cosa si immaginano i cittadini e i parlamentari nel 2030? 

I parlamentari che vedono una riforma strutturale della sanità sono in netta maggioranza.

Il 47,9% dei cittadini si è detto invece preoccupato per i prossimi anni. Il cruccio è quello di non riuscire a permettersi l’assistenza sanitaria quando ne avrà bisogno e che il Ssn non riesca a garantire le molte cure innovative già in commercio o prossime alla commercializzazione.

“Questi dati sono molto importanti per organizzare la programmazione sanitaria del nostro Paese”, ha commentato Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, secondo il quale “curare è la punta di un iceberg, il risultato di un processo dove a monte c’è una filiera che può funzionare solo facendo rete”.

Categorie:Medicina e tecnologia
Tags:sanità digitale

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