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La crisi del 118: pochi medici e infermieri in ambulanza

La presenza di un medico in ambulanza può fare la differenza nel 30% dei casi. Ma perché allora ci sono di rado?

Un medico all’interno di un’ambulanza con a bordo un paziente grave può fare la differenza. Addirittura ci sono il 30% in più di possibilità di sopravvivenza nei casi più a rischio. 

Il 118 è infatti il primo numero che chiamiamo in caso di emergenza, ma se a bordo delle ambulanze non ci sono abbastanza medici e infermieri, c’è il rischio di non ricevere le cure appropriate. L’importanza della presenza del medico a bordo di un mezzo di soccorso non è limitata ai casi gravissimi, che rappresentano una percentuale assai minore rispetto al totale, ma fa la differenza riguardo a tutte le condizioni cliniche di emergenza, medica e chirurgica. 

Proprio la diagnosi precoce del paziente consente un’azione di filtro e la possibilità di lasciare il paziente a casa sua, se le condizioni lo consentono, evitando così di intasare il pronto soccorso. 



Ma come funziona nel nostro Paese?

In Italia non esiste una legge che regolamenti la presenza del medico a bordo. Chi riceve la telefonata dalla Centrale operativa decide se inviare un medico in base alla gravità che rileva. 

Ma a complicare davvero le cose non è soltanto il vuoto legislativo ma la carenza di investimenti nel settore: le “spinose e ormai note” questioni economiche. Nonostante il suo ruolo insostituibile, infatti, il 118 è la Cenerentola del servizio sanitario, vittima di smantellamenti e tagli continui. 

A bordo delle ambulanze infatti, sempre più di rado ci sono medici e infermieri. La situazione è peggiore al Nord. Al Sud, invece, i mezzi di soccorso hanno il personale sanitario, ma troppo spesso arrivano in ritardo perché le ambulanze sono poche. 

Un cambio di marcia

Il Presidente del 118 ha chiesto al nuovo governo e al ministro della Salute “la riforma legislativa del 118 nazionale”, una “riforma improcrastinabile e prioritaria basata sul rafforzamento strutturale e gestionale. Cardine irrinunciabile, l’obbligatorietà della presenza sulle ambulanze di medici e infermieri”.

Per il 118 si spende l’1,7% di tutta la spesa sanitaria nazionale, e negli ultimi anni è stato chiuso il 50% delle Centrali operative. Le normative nazionali prevedono che per ogni 60mila persone vada garantito sui mezzi di soccorso un team di prestazione avanzata, in grado di fare una diagnosi immediata e di fornire una terapia urgente. Ma ogni regione – spiega però il Presidente – fa a modo suo. E così succede che a Milano su centinaia di ambulanze, quelle medicalizzate, cioè con medico e infermiere a bordo, sono solo 5. Nell’intero Lazio ce ne sono 16.

Cosa possiamo fare noi 

Allo stato attuale vista l’assenza di una normativa per l’obbligatorietà dei medici in ambulanza e la “decisione” di prevederne o meno spettante alla Centrale operativa, noi cittadini possiamo solo contattare il 118 nel migliore modo che possiamo. Anche se entrano in gioco diversi stati d’animo in un momento così critico e delicato, dobbiamo capire quanto è importante “far bene” la chiamata.  

Perché se per ogni malato in condizioni critiche deve necessariamente attivarsi la presenza di un medico disposta dalla Centrale operativa, noi dobbiamo consentire alla Centrale di prendere una decisione il più possibile giusta ed efficace. 

Una corretta telefonata al 118 è importante ma talvolta, per ragioni comprensibili, impossibile nella pratica. Ma fornire indicazioni precise rispondendo alle domande non significa perdere tempo, ma significa guadagnarlo. In base alle informazioni ricevute, infatti, l’operatore può inquadrare l’evento nella giusta ottica ed inviare il mezzo di soccorso più idoneo a risolvere il problema.
Tanto più la conversazione è chiara, tanto più il soccorso può essere tempestivo ed adeguato.


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