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La storia di Walter e di un intervento che doveva salvarlo

Walter ha 80 anni, ed è nonno di 3 nipoti che porta al parco la domenica. Sua moglie si chiama Pierella, anche su lui la chiama “ombra”, perché lo segue ovunque. 

Prima Walter ricordava. Non potevi chiedergli da quanto tempo fosse sposato che subito si immalinconiva: ripensava a quel matrimonio “semplice” perché erano giovanissimi e di soldi non ce n’erano. Gli tornava alla mente tutta la cerimonia, le lacrime, i baci, i sorrisi. 

Oggi per Walter i ricordi sono un’altra cosa: confusi, annebbiati, vanno e vengono. Walter lotta contro un glioblastoma, un tumore al cervello. Ma qualcosa si può fare: un intervento chirurgico può salvargli la vita.



Così Walter viene ricoverato in ospedale. I suoi familiari sono in ansia per lui: l’operazione è lunga e delicata, ma sono anche fiduciosi. Hanno riposto tutte le loro speranze nelle mani dei chirurghi che interverranno. Loro ci credono. 

Arriva il giorno dell’intervento, Walter entra in sala operatoria e per Pierella e i figli inizia il calvario dell’attesa. Poi, dopo molte ore, il medico li informa che l’intervento è andato bene, anzi “è perfettamente riuscito”. Possono tirare un sospiro di sollievo, dopo aver trattenuto il fiato per così tanto tempo. Ma da subito qualcosa non va: Walter ha difficoltà a respirare e ha febbre, una febbre altissima. Pierella fa domande, vuole essere rassicurata: chiede se è normale, se può capitare. Invece gli infermieri le parlano di una possibile infezione polmonare, e lei sprofonda. Walter viene sottoposto a una massiccia terapia antibiotica, ma la situazione non cambia. Anzi peggiora. L’infezione è così forte che sta compromettendo gli organi vitali. Ogni secondo che passa si porta dietro un pezzo di speranza.

Walter non ce la fa e si spegne. E con lui anche tutti i suoi ricordi. L’infezione è stata contratta durante l’intervento che doveva salvargli la vita.

 

L’incontro con la nostra associazione

Pierella arriva in Associazione accompagnata dai suoi figli. Ci racconta subito che uomo fosse il suo Walter: del suo amore per la famiglia, specialmente per i suoi nipoti. È il suo modo di continuare a tenerlo in vita attraverso i ricordi. Quei ricordi che per lui si erano fatti sempre più offuscati. Invece lei di quei giorni in ospedale ricorda tutto: “Aveva i suoi anni certo, aveva già percorso un bel pezzo di strada, ma andarsene così no. Non è giusto”. La signora trattiene a stento le lacrime, i figli le poggiano una mano sulla spalla. “Io continuerò a essere la sua “ombra” e ad occuparmi di lui anche da qui. Chiedo solo che giustizia sia fatta, com’è giusto che sia. Aiutatemi voi che potete”.

 

IL RISARCIMENTO

Abbiamo accompagnato la sig. Pierella e i suoi figli lungo un percorso giuridico finalizzato al riconoscimento delle responsabilità e all’ottenimento del giusto risarcimento. Il Tribunale di Roma, al termine della sentenza, ha accertato la piena responsabilità della Struttura Ospedaliera presso la quale il sig. Walter B. era stato operato, condannandola al pagamento risarcitorio. Ha stabilito pertanto che venisse versata in favore degli eredi una somma pari a 730.000 euro.


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