Mancano i medici: 10 anni fa uno studio lo aveva predetto

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Già nel 2011 un documento dell’Anaao, l’Associazione di categoria dei dirigenti medici e sanitari, aveva lanciato un allarme rosso: nel 2021 mancheranno 30 mila medici ospedalieri. Ma perché non si è fatto nulla?

 

Sono 14.980 i contratti di formazione finanziati dal Governo in Medicina e questo 30 novembre i 23.671 neolaureati hanno saputo chi è riuscito ad aggiudicarseli. 

Quest’anno il numero di contratti di formazione è decisamente più alto rispetto all’anno precedente: più +75%, in crescita soprattutto le specializzazioni di cui l’emergenza Covid-19 ha mostrato la carenza. Un dato che se letto da solo lascia ben sperare per la nostra salute.

Questo esercito di medici però, solo dopo 4-5 anni, ovvero al termine dei corsi, potrà “diventare” cardiologo, neurologo, ginecologo, virologo, ecc. Quindi ad oggi, può fare ben poco per contrastare la pandemia. I 115 mila medici al lavoro nelle corsie degli ospedali, che già erano già insufficienti negli anni scorsi, ora non riescono più a coprire i turni. Le soluzioni che sono state adottate hanno visto il reintegro di medici pensionati ed è stato necessario consentire l’assunzione di specializzandi a cui mancano ancora 2 anni per terminare gli studi. Ma come mai?

 

Perché ci sono pochi medici specialisti?

Per capirlo bisogna fare un passo indietro. 

È il 2011 quando l’Associazione che rappresenta i dirigenti medici e sanitari (Anaao), lancia l’allarme sulla mancanza di specialisti con uno studio che purtroppo oggi si sta rivelando profetico: nel 2021 mancheranno 30 mila medici ospedalieri. 

In base ai dati della Cassa pensioni per i sanitari, dal 2012 al 2021 avrebbero acquisito il titolo per andare in pensione 61.300 medici del sistema sanitario nazionale.

Con le borse di studio ferme a 5.000 l’anno, e considerando che poi solo il 75% dei neo-specialisti resta nel SSN (gli altri scelgono la strada della libera professione, del privato convenzionato, la carriera universitaria o quella di ricercatori), significa immettere una forza lavoro di 35 mila nuovi specialisti in 10 anni (3.500 l’anno), ossia poco più della metà dei possibili pensionandi.

Ma una volta lanciato l’allarme, i governi hanno aumentato i contratti di formazione in modo da programmare gli ingressi in base alle possibili uscite? Purtroppo no. 

 

Pensionati e nuovi assunti: i conti non tornano

Ma vediamo cosa è successo negli ultimi 6 anni, ricordandoci sempre che un medico neolaureato raggiungerà la specializzazione dopo 4-5 anni. Se incrociamo i dati dei prevedibili pensionati dal 2015 ad oggi, con il numero di specializzandi pronti nello stesso anno a prendere il loro posto, il risultato è questo: pensionabili 37.800, a fronte di 24.752 specializzati pronti per entrare nel SSN, ovvero “una perdita” di 13.048 medici. A questa cifra bisogna aggiungere il numero degli abbandoni: più o meno 500 ogni anno. Se oggi non si trovano i medici di cui ci sarebbe bisogno, altro non è che la conseguenza della programmazione sbagliata di quegli anni.

 

Il capitale umano costa un capitale

Ma perché in questi anni i governi non sono riusciti a fare un minimo di previsione fra chi entra e chi esce? In realtà avevano previsto tutto, ma hanno scelto di guardare al risparmio. 

Il costo per lo Stato per la formazione di ogni singolo specializzando è un investimento sul futuro (da 102 a 128 mila euro), ma pesa sui bilanci del presente. Pertanto si è preferito “scaricare” su chi viene dopo la carenza di personale. 

Non solo. Il numero dei contratti di formazione finanziati dal Governo è più basso anche rispetto al numero dei neolaureati in Medicina. È quello che in gergo viene definito “imbuto formativo”, ovvero la differenza tra il totale dei laureati e i posti disponibili nei corsi di formazione post-laurea: negli ultimi dieci anni sono rimasti esclusi ben 11.652 neolaureati.

 

Conclusioni 

La buona notizia è che oggi i contratti di formazione sono in aumento, ma i nuovi specialisti saranno pronti nel 2024-2025, e paradossalmente, proprio quando il numero di pensionati è destinato a diminuire. 

Per cui oggi, nel bel mezzo di una terribile pandemia, non ci resta che richiamare proprio i pensionati, facendo appello alla loro responsabilità e alla loro generosità.

Categorie:News Medicina
Tags:carenza medici

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