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Neolaureati in pronto soccorso: è polemica in Toscana

Nei pronto soccorso della Toscana arriverà personale appena uscito dalle Università. È questa una delle soluzioni per contrastare la grave sofferenza di organico, sia per i medici sia per gli infermieri.

Continuiamo a parlare di carenza di personale medico, proprio così. Purtroppo l’agenda delle notizie medico-sanitarie continua su questo fronte perché la situazione non accenna a migliorare, anzi. Le Regioni che riscontrano le maggiori problematiche relative alla carenza d’organico, si organizzano, nei modi più disparati ma senza arrivare al cuore della soluzione.



Dopo i pensionati richiamati al lavoro in Molise e Veneto per far fronte alla carenza di medici, ora la Toscana ricorre ai neolaureati, quindi non ancora specializzati, da formare e assumere con contratti libero professionali da impiegare nei pronto soccorso. 

Queste sono le misure straordinarie, adottate dalla Regione, che stanno attirando però le critiche degli addetti ai lavori. C’è chi sostiene che con queste soluzioni si sta prospettando una sorta di sanità pubblica a basso costo e un’ulteriore deleteria precarizzazione che mette a rischio i medici stessi, creando disparità, per non parlare della sicurezza delle cure.

In questo modo verrebbero assunti, in regime libero professionale, medici che poi dovrebbero procurarsi da soli tutte le tutele previdenziali e assicurative con proprie risorse: quelle tutele che oggi sono garantite all’interno del contratto. Il contratto inoltre, significa tutela per quanto riguarda gli orari di lavoro, i riposi, i tempi di lavoro massimo, ma anche sicurezza delle cure del cittadino. Chi preferirebbe essere operato da un chirurgo che ha lavorato tutta la notte rispetto a uno che ha riposato a casa e arriva fresco in ospedale?

Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil medici commenta: “è una formulazione aberrante quella di chiamare giovani laureati in Medicina in pronto soccorso. Non è come far lavorare chi è in pensione o assumere dottori stranieri, ma così si creano comunque medici di serie A e di serie B. Non si risolvono i problemi mettendo questo tipo di toppe che sono peggio del buco, ed è chiaro che non c’è la volontà di trovare i fondi per aumentare le borse di studio per le specializzazioni”. 

 

Ma cosa succede esattamente in Toscana?

La carenza del personale medico in Toscana è alta. Secondo le ultime stime negli ospedali di tutta la Regione mancherebbero 147 dirigenti medico di medicina e chirurgia d’accettazione per i servizi del sistema di emergenza urgenza regionale. Dopo che un concorso pubblico di fine 2018 per questa disciplina ha già esaurito la graduatoria e che è in corso un altro concorso per la selezione di 19 posti a tempi determinato.

E quanto è grave la carenza di medici negli ospedali italiani?

Il Servizio sanitario nazionale sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua quarantennale storia. Mancano dottori, infermieri e medici di famiglia. Il ricambio è fermo e l’allarme è lanciato già da tempo. Un conto della reale emergenza che abbiamo davanti stima che nel 2025 potrebbero mancare in Italia circa 16.500 medici specialisti nel settore pubblico. 

 

Cosa si può fare?

Per risolvere il problema della carenza di medici specialisti negli ospedali pubblici occorrerebbe che tutti i soggetti coinvolti si sedessero a un tavolo unico: il ministero della Salute, il Miur, le Regioni.

Al momento ogni Regione va per conto suo perché c’è la necessità di rispondere a una vera emergenza, come la carenza di medici specialisti soprattutto nell’area dell’emergenza-urgenza.

Dirigenti medici chiedono di aumentare il finanziamento sia per le nuove assunzioni sia per i posti destinati alla formazione specialistica dei neolaureati. Da tempo, infatti, il numero di laureati è superiore alle borse per la formazione specialistica disponibili, così si è creato quello che le associazioni chiamano un “imbuto formativo” che ha lasciato in sospeso circa 10.000 giovani medici. Un passo in avanti in questa direzione è stato fatto: il numero di borse nel 2018 è passato da 6.200 a 7.100 con un aumento di 900 posti, ma per le associazioni bisognerà arrivare a 9.500/10.000 borse per garantire la copertura di tutte le specializzazioni mediche. Insomma, come capirete dai numeri, c’è ancora tantissimo da fare.


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