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Vado al Pronto Soccorso

Per fronteggiare le interminabili liste d’attesa c’è chi ricorre al Pronto Soccorso. Ma anche “intasarlo” non aiuta, anzi.

Un popolo, di circa 20 milioni di italiani, in attesa di poter accedere a prestazioni specialistiche o a un ricovero in ospedale e che, sempre di più ricorre al pronto soccorso per ottenere più rapidamente visite, accertamenti diagnostici e un posto letto. È questa la spietata fotografia della realtà italiana attuale.

Chi ha mal di denti sarà meglio si metta l’anima in pace e si prepari a sopportare il dolore a lungo, almeno per un anno. Tanto è il tempo di attesa medio per una visita odontoiatrica presso le strutture pubbliche italiane. E allora che fare? 



Uso improprio del Pronto Soccorso

Oltre il 50% degli italiani ricorre ai dipartimenti di emergenza quando non trova una risposta dalla medicina territoriale; mentre, in più di 1 caso su 4, tenta, direttamente, la strada del Pronto Soccorso come soluzione per ridurre i tempi di accesso a visite, accertamenti diagnostici e ricoveri, con tutte le conseguenze negative che ne derivano rispetto all’affollamento degli ospedali, costretti a far fronte a un numero crescente di pazienti, in molti casi senza avere le risorse e gli strumenti adeguati. Il 28,2% di coloro che vi si sono recati nell’ultimo anno, lo ha fatto in presenza di un disagio non grave; mentre il 6,9% lo ha fatto per la mancata reperibilità del medico di famiglia, per l’insorgere del problema di salute fuori dall’orario di visita o nel fine settimana.

Dato che trova riscontro nel fatto che, nel 70% dei casi, la prossimità al domicilio è il primo criterio di scelta dell’ospedale.

 

Il problema è grande ma la soluzione non è questa

Accedere impropriamente al Pronto Soccorso, con la convinzione di poter avere risposte più rapide ed efficaci non è però la soluzione, anzi. 

A causa dell’afflusso eccessivo e delle attese che ne derivano, infatti, il 24,4% degli utenti lamenta una scarsa soddisfazione del servizio di Pronto Soccorso, percentuale che sale al 36% nelle aree del Mezzogiorno. Non sorprende, allora, che più di un terzo dei cittadini (34,5%) ritenga necessario individuare soluzioni per limitare le attese nei Pronto Soccorso situati negli ospedali pubblici, anche tramite il ricorso alle strutture private accreditate, che potrebbero offrire tale servizio, se incluse nella Rete regionale di emergenza/urgenza.

 

Le liste d’attesa, sempre loro.

Certo il problema delle liste d’attesa è grandissimo. Nell’ultimo anno hanno aspettato, oltre i 60 e fino a 120 giorni, per accedere a visite specialistiche quasi quattro italiani su dieci, e per sottoporsi a piccoli interventi ambulatoriali e ad accertamenti diagnostici circa tre italiani su dieci. Ma c’è anche chi (il 15%) ha dovuto attendere, sempre da due a quattro mesi, per essere ricoverato in un ospedale pubblico per interventi più gravi. E sono significative anche le attese tra i 30 e i 60 giorni, in particolar modo per l’accesso a visite specialistiche, accertamenti diagnostici e ricoveri (hanno riguardato rispettivamente il 22,6%, 20% e 18,3% degli utenti).

 

Guardia medica e Pronto Soccorso

Se la situazione non è caratterizzata da particolare emergenza e si ha bisogno di un medico nei giorni festivi, di notte o fuori del normale orario di visita del medico di famiglia, ci si può rivolgere alla guardia medica. 

L’assistenza è garantita nelle ore notturne (dalle 20.00 alle 8.00) e nei giorni festivi e dalle ore 10.00 del sabato o di ogni altro giorni prefestivo alle ore 8.00 del lunedì o del giorno successivo al festivo. Visita e cure sono gratuite come presso il proprio medico di base.

Il pronto soccorso è invece il servizio dedicato alle urgenze e alle emergenze sanitarie. 

Tanto dovrebbe bastare a farci capire che non sempre è opportuno o possibile recarvisi; deve rivolgersi al pronto soccorso:

  • una persona che si trova in condizioni cliniche di possibile immediato pericolo di vita;
  • una persona che, se non sottoposta a terapie mediche specifiche in breve tempo, potrebbe incorrere in elevati rischi per la propria salute;
  • una persona con danno traumatico o con sintomi acuti che non riesce a svolgere normalmente le attività consuete.


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