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Robot in corsia: Un aiuto concreto seppure “artificiale”

Controlleranno le stanze, avvertendo i medici in caso di emergenze con i pazienti, oppure dialogheranno con gli ospiti, accompagnandoli a fare gli esami. Ecco i robot con il “camice bianco”.

R1 è il più grande dei due, Pepper è il secondo, in onore del suo “fisico” scattante. Per oltre due mesi hanno fatto un tirocinio di prova, a pensarla da umani, presso un ospedale di San Giovanni Rotondo, per imparare a riconoscere i sintomi dei pazienti, ad aiutarli in caso di bisogno, a monitorare che nelle stanze andasse tutto bene, soprattutto di notte, e ad avvertire medici e infermieri se qualcosa non li convinceva.

Così mentre Pepper monitorava i malati, chiamando i medici in caso di bisogno, come ad esempio se il paziente cadeva dal letto o in bagno, R1 li assisteva nella loro routine quotidiana, dalla sveglia mattutina fino all’ora delle terapie. Tra qualche giorno i due umanoidi inizieranno la seconda fase della loro “formazione”: una sperimentazione di 2-3 anni nello stesso istituto, per poi arrivare agli ospedali italiani e francesi.



Ma come sono “nati”?

Questi due robot sono il risultato della collaborazione dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, con aziende specializzate in intelligenza artificiale. R1 è un robot di ricerca, mentre Pepper è un modello commerciale, precisano i ricercatori. Entrambi hanno le braccia e si muovono su ruota. Solo R1 però ha un’intelligenza artificiale che gli permette di interagire con l’uomo. 

L’obiettivo quindi è sviluppare la sua empatia: sarà utilizzato in ospedale anche per capire le emozioni e lo stato fisico del paziente. Durante l’interazione potrà inoltre raccogliere dati utili per fare una prima diagnosi.

Nel frattempo la struttura sanitaria di San Giovanni Rotondo è destinata a essere la prima, ma non certo l’unica visto che, con molta probabilità, si aggiungeranno altri ospedali italiani dove portare avanti la sperimentazione.

 

Un amico per i piccoli pazienti

I robot in pediatria vengono utilizzati già da tempo soprattutto in ambito riabilitativo e di gestione dell’ansia. Un caso su tutti: Sanbot.  La sua fisionomia umana, la testa relativamente grande rispetto al corpo, le forme arrotondate e i grandi occhioni da “cucciolo”, hanno la funzione di favorire sentimenti di simpatia da parte dei piccoli pazienti. Ma Sanbot fa ben di più. 

Sa parlare, cantare, ridere e scherzare. Se sei triste, ti fa divertire mimando scene buffe. 

Ma soprattutto compie qualcosa di speciale per i bambini ricoverati in ospedale in attesa di un intervento o nel corso di una terapia: distrarli dalla paura, per prevenire e ridurre stati di ansia e dolore. Tutto questo grazie a un “pilota wireless” che gli fa compiere movimenti e interazioni coerenti con le richieste dei piccoli interlocutori. 

La semplice distrazione come evento iniziale si è dimostrata essere efficace per ridurre ansia e paura. Da alcune ricerche è stato dimostrato che l’ansia può diminuire anche più del 50%. 

Il che significa che si possono usare meno farmaci per sedare il bambino prima di un esame o un intervento, con un conseguente risveglio più veloce e meno effetti collaterali, oltre che un risparmio sull’acquisto di medicinali spesso costosi.

 

Ma è auspicabile un futuro robotico?

Se l’idea che in futuro possano essere i robot ad occuparsi della nostra salute è tiepidamente accettata e intrisa di una sfiducia latente, pensiamo per un momento alle ripercussioni positive.

Un robot potrebbe migliorare la qualità della vita delle persone che soffrono di gravi disabilità fisiche o di persone anziane che non possono più muoversi. I robot, in questo caso, diventerebbero dei veri e propri “corpi di servizio”, in grado di compiere quel che una persona non è più in grado di svolgere autonomamente.

Che si tratti di piccoli pazienti ricoverati o di adulti in situazioni di gravi difficoltà motorie, una cosa pare ormai essere certa: queste creature che fino a pochi anni fa potevamo solo o vedere nei film di fantascienza, sono destinate ad entrare sempre più nelle nostre vite. Così simili a noi, anche se per il momento ancora molto diversi, stimolando il nostro senso di meraviglia hanno sicuramente già un pregio: farci pensare al futuro con ottimismo.


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