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700mila casi registrati, oltre 7mila morti ogni anno. Le infezioni in ospedale uccidono il doppio degli incidenti stradali. Ma in 3 casi su 10 si potrebbero evitare.

Si entra per un intervento chirurgico e si esce con un’infezione. 

I nostri ospedali brulicano di batteri e virus che ormai fanno più vittime degli incidenti stradali. 

Purtroppo infatti sono circa 700.000 le infezioni registrate ogni anno, tra le più frequenti, quelle urinarie, seguite da infezioni post-operatorie, polmoniti e sepsi. L’1% ha un esito letale. 

Vale a dire che in Italia sono oltre 7.000 i pazienti che muoiono a causa di un’infezione contratta in ospedale e in 3 casi su 10 queste malattie si potrebbero evitare. 

Vediamo perché.



Le cause principali: poca igiene e troppi antibiotici

Tra le principali cause delle infezioni ospedaliere ci sono la decontaminazione non corretta e l’abuso di antibiotici che fa aumentare la resistenza batterica. 

Occupiamoci della prima. Pensiamo soltanto che un accurato lavaggio delle mani potrebbe prevenire circa il 20-30% delle infezioni contratte in ospedale. Non parliamo di complesse procedure igieniche ma di un’attività semplice e scontata, per di più in ambito medico. 

Invece risulta essere uno dei “veicoli” principali di infezione batterica.

Inoltre dev’essere assicurata la sterilizzazione degli strumenti chirurgici, oltre a una corretta disinfezione e pulizia dei presidi sanitari. Perché se è vero che in sala operatoria si corrono i rischi maggiori, è anche vero che i pazienti “vivono” l’ospedale: le stanze così come le corsie. 

Un’adeguata manutenzione dovrebbe essere rivolta anche ai sistemi di aereazione. 

Proprio così, spesso a trasportare i microbi sono proprio i mal tenuti e trascurati sistemi di areazione dei nostri nosocomi, che hanno un’età media di settant’anni e che hanno visto gli ultimi controlli altrettanto tempo fa. 

Le azioni da mettere in campo quindi sono tante e di diversa natura. Alcune chiamano in causa direttamente le Istituzioni: maggiori investimenti per la manutenzione degli ospedali più degradati, ad esempio. Ma è fondamentale soprattutto investire nella formazione ed educazione del personale sanitario, diretto responsabile della salute dei pazienti.

Parliamo ora della seconda causa: l’abuso di antibiotici. Quasi nel 50% dei casi in cui questi farmaci sono prescritti non risultano necessari, come spesso succede nel caso dell’influenza. 

Ogni anno le complicanze dell’epidemia influenzale comportano l’utilizzo di una rilevante quantità di antibiotici, non sempre necessaria e spesso dannosa. 

Un uso eccessivo di antibiotici può provocare ciò che viene definita “resistenza” dei batteri verso questi farmaci, che continuerebbero a vivere nell’organismo insensibili alle azioni di contrasto.

Questo fenomeno tende ad essere particolarmente rilevante tra i batteri responsabili delle infezioni in ospedale e rende molto più complicato il trattamento di queste infezioni, allungando tempi di degenza, quindi costi per il servizio sanitario nazionale (In Italia circa 1 miliardo di euro all’anno), ma soprattutto aumentando i rischi per il paziente.

L’importanza della prevenzione

Il vaccino anti-influenzale – evidenzia Susanna Esposito, presidente del congresso mondiale sulle malattie infettive e i disturbi immunologici e ordinario di pediatria all’università degli Studi di Perugia – potrebbe prevenire gran parte dei casi di influenza, limitando non poco l’eventualità di un ricovero ospedaliero per quei soggetti a rischio di complicanze. Gli anziani sopra i 65 anni e i malati cronici di tutte le età, infatti, sono a rischio di contrarre forme di influenza particolarmente gravi che richiedono il ricovero ospedaliero. 

Quindi come contrastare la resistenza antibiotica? La ricerca sta introducendo nuovi farmaci capaci di impedire i meccanismi di resistenza, ma è importante sorvegliare ed educare al buon uso degli antibiotici in ambito ospedaliero e territoriale. 

Cosa possiamo fare?

Di sicuro non possiamo più tollerare che ci siano persone che si ricoverano in una struttura sanitaria per essere curate, e ne escano con una patologia più seria di quella per la quale si erano rivolte ai medici. Il nostro Paese non può e non deve più sopportare 7mila vittime ogni anno.

Noi cittadini, anche se con un margine d’azione limitato, possiamo invocare a gran voce azioni correttive, investimenti e controlli da parte del governo e delle Istituzioni, ma soprattutto possiamo controllare noi per primi chi si occupa della nostra salute. Senza alcuna caccia alle streghe, ma con la giusta consapevolezza. Ecco perché facciamo informazione. 


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