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Interventi chirurgici, il rischio arriva dopo un mese

4,2 milioni è lo sconcertante numero dei morti nel mondo per complicanze post-intervento. Lo dice una ricerca inglese.

Ogni anno sono 4,2 milioni le persone che muoiono dopo aver subito un intervento chirurgico, dopo circa un mese dalla sua esecuzione. Le principali cause di morte sono le “complicanze postoperatorie”, come sanguinamento e infezioni. 

Sono questi gli sconcertanti dati sono emersi da un’indagine pubblicata sulla rivista The Lancet e condotta dall’Università di Birmingham. 

Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni del sito chirurgico che vengono acquisite in sala operatoria e derivano soprattutto da fonti esogene (esterne) al paziente come per esempio contaminazione di strumenti, guanti, ecc. Ma possono essere anche di natura endogena, quando i microorganismi che le causano sono, per esempio, presenti sulla cute o sulle mucose dei pazienti stessi.

Dei 4,2 milioni di vittime della chirurgia, la metà si verifica in paesi di basso o medio reddito, cioè in quelle nazioni dove spesso si è costretti a sopravvivere senza un intervento chirurgico necessario.

Ma anche nei paesi tecnologicamente più avanzati come il nostro, la chirurgia uccide, ci sono le vittime “dei bisturi” coloro cioè che muoiono durante l’intervento. Ma nella maggior parte dei casi, le morti sono causate da complicanze post-operatorie.

In Italia non esiste un registro di morti per chirurgia ma dal monitoraggio del Ministero della Salute emerge che, tra i 1.918 eventi avversi potenzialmente evitabili segnalati tra il 2005 e il 2012, si sarebbero verificati 135 casi di “morte o grave danno imprevisto conseguente ad intervento chirurgico”. Ma sappiamo che ci sono alcune regioni che non inviano i dati e, quindi, il problema potrebbe essere largamente sottostimato. 



Le cause

Sempre dallo studio di Birmingham, un altro dato su cui riflettere è che la metà (almeno) di tutti i batteri che provocano infezioni dopo un intervento chirurgico sono resistenti agli antibiotici.

La resistenza agli antibiotici è da tempo motivo d’allarme, come messo nero su bianco dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. A preoccupare è la capacità sviluppata da alcuni patogeni di “dribblare” l’effetto degli antibiotici, portando infezioni comuni curate ormai da anni, a riscoprirsi letali.

 

Resistenza antibiotica

Come mai questi patogeni hanno acquisito nel tempo questa abilità? Le responsabilità sono diffuse: dall’eccessivo impiego degli antibiotici che per anni s’è registrato nei campi e negli allevamenti a un utilizzo inappropriato da parte della classe medica e della popolazione generale (autoprescrizione). Come riportato anche dall’Agenzia Italiana del Farmaco, l’Italia è tra i principali consumatori europei di antibiotici. 

 

Gli interventi più a rischio

La problematica era già stata affrontata in Italia nel 2008, con un lavoro pubblicato su una rivista americana. Dallo studio prospettico di 4.665 interventi effettuati in 48 reparti sparsi lungo la Penisola, è emerso che le infezioni chirurgiche accompagnano poco più del cinque per cento degli interventi. Più a fondo è andato nel 2011 lo European Centre for Disease Control and Prevention, studiando le infezioni chirurgiche a livello europeo riscontrate a seguito di alcuni interventi (bypass aorto-coronarico, colecistectomia, chirurgia del colon, taglio cesareo, protesi dell’anca o del ginocchio). Risultato: la procedura più a rischio in Italia è la chirurgia del colon, accompagnata da un’infezione nel quasi nove per cento degli interventi. 

 

Cosa fare?

L’incremento delle resistenze dei principali germi come causa nelle infezioni post-chirurgiche deve portare a considerare trattamenti con antibiotici attivi contro tutti i possibili germi responsabili di infezioni post-chirurgiche, e per questo la scienza sta facendo il possibile. 

Per quanto riguarda il nostro quotidiano di ogni giorno, dobbiamo sempre ricordarci alcune regole fondamentali rispetto a questi farmaci come ad esempio: non chiedere antibiotici al proprio medico di famiglia se questo/a non li ha prescritti, prenderli seguendo le indicazioni, completare l’intero ciclo di cura (anche se ci si sente meglio), non prendere di propria iniziativa gli antibiotici avanzati da una precedente cura, chiedere al proprio medico come comportarsi se ci si dimentica di prendere una dose e non prendere mai gli antibiotici prescritti per un’altra persona.


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