Le denunce per malasanità

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Tante le cause intentate contro il personale sanitario e le strutture ospedaliere, ma la maggior parte di queste, non hanno seguito. Medici perlopiù prosciolti, ospedali anche.

La crisi tra medici e pazienti non è storia recente, ma anzi piuttosto datata.
I tempi del grande rispetto per il camice bianco che aiutava le donne a partorire in casa e guariva i bambini, sono cose da secolo scorso. La frattura del rapporto si concretizza ogni giorno nelle aggressioni ai camici bianchi e soprattutto nei numeri del contenzioso.

I dati infatti lo confermano: ogni anno intentate 35 mila nuove azioni legali. Più di 300 mila le cause contro i dottori. Assolti al 95%. Una percentuale importante che dimostra, in linea generale, non solo l’innocenza del personale coinvolto (non in termini assoluti, ma di sicuro, con un buon margine di certezza) ma anche il gran numero di cause intraprese dai pazienti. Periplo familiare ascolta tutti i casi di malasanità in tutta Italia, da Roma a Milano.

I numeri dei contenziosi

Le aree maggiormente a rischio contenzioso sono chirurgia (45,1%), materno-infantile (13,8%), medicina generale (12,1%) ed emergenza-urgenza (10,6%). Partendo da un’analisi geografica, invece, viene evidenziato che la maggior parte delle cause è intentata al sud e nelle isole (44,5%), con percentuali più basse al nord (32,2%) e ancor più basse al centro (23,2%).

 

Ma perché tante cause

Dare una risposta univoca è impossibile. I motivi sono tanti e diversi, ma tutti accomunati da un sentimento di profonda sfiducia da parte dei cittadini. C’è un clima di forte sospetto tra medici e pazienti, oggi le persone pensano che intorno alla medicina ci sia un business, che gli ospedali siano aziende. E questo, in buona parte, per colpa dei medici. E poi liste d’attesa, intramoenia, visite private ecc. Ma un medico che ha subito una denuncia o teme di subirla, finisce per cadere “vittima” della medicina difensiva, un problema grande e reale per i cittadini e il Ssn. 

La medicina difensiva può essere “attiva” quando il medico, per evitare cause, prescrive un maggior numero di analisi e accertamenti a scopo preventivo, ma non necessari, andando a discapito del portafoglio sanitario e dei cittadini (8-12 miliardi l’anno). La medicina difensiva “omissiva”, invece, si attua con l’astensione dall’intervento di cura, nel caso in cui il medico eviti di occuparsi di determinati pazienti o di eseguire interventi ritenuti ad alto rischio, annullando di fatto la possibilità che si verifichino esiti negativi per il paziente imputabili al medico. 

 

Cosa fare?

Disservizi, sfiducia, sospetto, paura minano il rapporto tra professionista sanitario e cittadino. Ma risanare questa relazione è possibile? È difficile ma non impossibile. Si dovrebbe partire dalle basi, considerando cioè il rapporto come una relazione tra due individui e quindi, lavorando soprattutto sul dialogo.

Al cittadino non deve essere mai sottratto il giusto tempo di ascolto, dovrà ricevere informazioni comprensibili, condividere i percorsi di cura con il suo medico. Non deve sentirsi come un bullone all’interno della catena di produzione del SSN, ma piuttosto come una persona che entra in empatia con i professionisti della salute.

D’altro canto, il medico ha il diritto di esercitare la propria professionalità, di essere rispettato, non è tenuto ad assecondare ogni richiesta, deve essere informato dal cittadino e deve poter lavorare nelle migliori condizioni.

 

Le nostre personali conclusioni

Tutte queste informazioni, questi numeri sembrerebbero andare a discapito del nostro lavoro in Associazione ma in realtà, non è così. Il nostro impegno è raggiungere l’obiettivo dei nostri assistiti, ovvero il risarcimento. Non potremmo mai dar seguito ad una causa quando riteniamo non ci siano elementi sufficienti a procedere. Perché per dirla in modo semplice, vogliamo evitare alle persone una spiacevole esperienza andando incontro ad un rifiuto legislativo. Noi siamo per la trasparenza, il confronto chiaro e diretto, noi siamo dalla parte dei cittadini e ci impegniamo esclusivamente nel loro interesse.

Ci occupiamo di malasanità e difendiamo i diritti di chi ha subito episodi che ledono la salute. Accompagniamo nel percorso verso il risarcimento chi ha subito azioni di malpractice sanitaria, scoraggiando di proseguire quando riteniamo non sufficienti gli strumenti a nostra disposizione o quando gli strumenti sono adeguati ma non presentano elementi validi di responsabilità medica. E lo facciamo sempre con il dialogo, spiegando e argomentando il più possibile le ragioni della nostra scelta che spesso, per il paziente, non sono semplici da accettare. Motiviamo sempre le nostre e decisioni, facendo il possibile per rispondere, nel modo più esauriente e chiaro che conosciamo, alle domande che ci vengono rivolte.

Noi siamo dalla parte della giustizia, della difesa e del confronto. Sempre.

Categorie:Storie di Malasanità

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