La telemedicina e i suoi effetti duraturi

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Il Covid-19 ha dato un’accelerazione alla telemedicina destinata a svilupparsi nel futuro.
I medici si sono attivati per offrire prestazioni da remoto ai propri pazienti che, sia in piena emergenza sia nella fase attuale, stanno rispondendo con interesse e soddisfazione.

 

Il Covid-19 ci ha cambiati, chissà se per sempre o solo temporaneamente, ma di sicuro ha riscritto alcune pratiche e abitudini, che nel periodo del lockdown, proprio per l’impossibilità di uscire di casa, hanno dovuto necessariamente assumere un’altra forma raggiungendo soluzioni efficaci a cui difficilmente rinunceremo. Sto parlando dell’interesse verso la telemedicina e dell’utilizzo che ne è stato fatto durante l’emergenza. Per telemedicina si intende l’erogazione dei servizi medici, dalla diagnosi, alla cura, al monitoraggio, attraverso l’Ict, ovvero le tecnologie informatiche come per esempio telefonate o videochiamate.

In un momento così delicato, come quello che abbiamo vissuto e di così forte pressione su medici e ospedali, il ruolo del digitale è diventato ancora più importante per aumentare la resilienza del sistema sanitario. Le tecnologie digitali possono fare la differenza in tutte le fasi di prevenzione, accesso, cura e assistenza dei pazienti, per aiutare il personale sanitario nelle decisioni cliniche e le strutture sanitarie nella continuità di cura e nell’operatività.

Il Covid-19, quindi, ha dato un’accelerazione alla telemedicina che sarà difficile ignorare in futuro, con l’interesse per le sue diverse applicazioni cresciuto in doppia cifra e molte strutture che si sono attivate per offrire prestazioni da remoto anche ai pazienti non malati di Covid-19.

 

La telemedicina piace ai medici

Da una ricerca condotta dall’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of Management del Politecnico di Milano emerge che 1 medico di medicina generale su 3 utilizzava già almeno una soluzione di telemedicina prima dell’emergenza ma anche il 62% di quelli che non la applicavano, ad oggi, ha intenzione di farlo in futuro, soltanto il 5% è contrario. 

Tra i medici specialisti, 3 su 4 ritengono che la telemedicina sia stata decisiva durante l’emergenza Coronavirus, il 34% già la utilizzava, il 36% si è convinto dei benefici durante l’emergenza e intende applicarla anche in futuro, mentre il 30% si dichiara contrario al suo utilizzo. 

 

E anche ai pazienti

Emergono nella stessa ricerca, anche la graduatoria delle preferenze espresse dai pazienti per i servizi di telemedicina: in cima alla classifica si colloca il tele-consulto con uno specialista (88%), il tele-consulto con un medico di medicina generale (76%). 

 

Messaggistica ed email

Erano strumenti già utilizzati da medici e pazienti per comunicare anche prima dell’emergenza Covid-19, ma le norme di distanziamento hanno dato una rilevante accelerazione nel maggiore utilizzo di canali digitali. In base al sondaggio condotto dall’Osservatorio si rileva che tra i medici di medicina generale è cresciuto l’utilizzo, rispetto al passato, soprattutto delle comunicazioni tramite email e WhatsApp. è cresciuto inoltre l’appeal, sia per i medici di medicina generale sia per gli specialisti, per l’utilizzo di piattaforme quali Skype e Zoom o dedicate.

Per i pazienti, meno di 1cittadino su 5 utilizzava email, sms e WhatsApp per comunicare con un medico prima dell’emergenza, percentuale che è molto cresciuta nel momento del lockdown. Inoltre, circa un 1/5 pensa di usare questi canali anche in futuro, soprattutto Skype e piattaforme dedicate proposte dal medico. 

 

Vince l’informazione dei canali tradizionali 

Per quanto riguarda il reperimento delle informazioni sul virus, il 56% dei cittadini ha utilizzato le pagine web istituzionali di Protezione civile, regioni, aziende sanitarie per reperire informazioni sull’emergenza da Coronavirus, con picchi dell’83% fra i 25-34enni, mentre lo ha fatto solo il 30% degli over 65. Mentre il 28% ha cercato informazioni sulle pagine social di medici o politici, il 17% ha cercato su pagine social e blog curati da cittadini, il 12% sulle app dedicate al Coronavirus. Ma la maggior parte dei cittadini si è informata guardando il telegiornale (97%) e trasmissioni tv dedicate al Covid-19 (84%) o leggendo i giornali (53%). 

Sono i trend che emergono dall’indagine gestita dall’Osservatorio che fa emergere come, in una situazione di incertezza, aggravata dalla rapida diffusione di fake news, i cittadini siano rimasti legati ai canali ufficiali in cui riponevano maggior fiducia, come i telegiornali e le trasmissioni tv dedicate, mentre sono state ritenute inaffidabili sia le app sul Coronavirus sia le pagine social e i blog gestiti da cittadini. Resta comunque positiva la crescita dell’uso dei canali digitali per informazioni sulla salute e si registrano i primi esempi di chatbot (simulatore di conversazione) che aiutano l’utente nell’autodiagnosi in base ai sintomi segnalati, anche se sono ancora poco utilizzati dai cittadini.

 

Conclusioni

L’emergenza sanitaria ha segnato una transizione importante nell’opinione dei medici rispetto agli strumenti digitali di comunicazione con il paziente, soprattutto verso quelli più innovativi come le piattaforme di collaboration e quelle dedicate. Affinché si possano diffondere in futuro sarà molto importante che sia il medico stesso a proporre questo tipo di piattaforme ai propri pazienti, in aggiunta ai canali fisici e tradizionali.

Quindi la telemedicina, a pieno titolo, rappresenta un alleato importante per mantenere un contatto più costante e appropriato con i pazienti anche nel futuro. 

Categorie:Medicina e tecnologia
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