Liste d’attesa lunghissime: ecco perché i cittadini ricorrono al privato. Ma cerchiamo di tutelarci.

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Liste d’attesa sempre più lunghe? Ebbene sì, l’attesa continua a crescere così come “le tasche” del privato. È infatti questo uno dei principali motivi che inducono gli italiani alla sanità a pagamento, ovvero, per citare due dati piuttosto esemplificati, perché costretti ad aspettare 121 giorni per una mammografia o 62 per una visita oculistica.

Non stupisce che, in questo contesto, il privato avanzi sempre di più, rischiando di sostituirsi al pubblico, invece di affiancarlo, come dovrebbe.

Nel 2019 la spesa sanitaria privata dei cittadini ha sforato il tetto dei 40 miliardi di euro (691 euro pro capite per cittadino e 1.522 euro per famiglia), poco meno del 25% della spesa sanitaria totale. L’ultimo aggiornamento del Censis evidenzia come i cittadini italiani ritengano necessario ricorrere alle cure privatamente per tagliare le lunghe liste di attesa (61,9%), per beneficiare di un’organizzazione delle cure logisticamente più compatibile con le proprie esigenze d’orario (20,11%), per avere servizi migliori e più personalizzati (21,6%) e per poter scegliere il proprio medico di fiducia (43,4%).

Ad ogni stato di salute la sua spesa

La necessità di pagare di tasca propria cresce poi in base al proprio stato di salute (per i pazienti cronici la spesa sanitaria privata è in media del 50% più elevata di quella ordinaria, per i non autosufficienti è in media quasi 3 volte quella ordinaria) e all’età (per gli anziani la spesa sanitaria privata è in media il doppio di quella ordinaria).

Riguardo la lunghezza delle liste d’attesa per le visite specialistiche si hanno, in media, 55 giorni di attesa per una visita cardiologica, 37 per una visita ginecologica, 62 per una visita oculistica e 42 per una visita ortopedica. Per quanto riguarda gli accertamenti diagnostici la situazione è addirittura peggiore rispetto alle visite specialistiche: si hanno 94 giorni di attesa prima di fare una colonscopia, 121 per una mammografia, 51 per un’ecografia e 75 per una risonanza magnetica.

 

Ma non c’era una nuova normativa?

Sì, le liste d’attesa sono state oggetto di una nuova normativa. 

Il Ministero ha disposto delle modifiche importanti, a proposito di liste d’attesa: sul numero di prestazioni garantite e monitorate, sui tempi massimi di erogazione, sul ruolo delle strutture che hanno il paziente in carico, oltre che sulle tecnologie messe a disposizione dei cittadini per usufruire dei servizi di prenotazione di visite, esami e ricoveri.

Ecco cosa prevede il piano di governo delle liste d’attesa e cosa è importante sapere:

1) Fissa tempi massimi d’attesa per tutte le prestazioni ambulatoriali 

Il rispetto dei tempi di attesa va garantito per tutte le prestazioni erogate dal SSN e dalla sanità regionale pubblica. Il Ministero, in tale ottica, tiene sotto controllo particolare (con un esteso e costante monitoraggio) alcune prestazioni di specialistica ambulatoriale (69 in totale, divise in 14 visite e 55 esami strumentali) e altre in regime di ricovero (17 in totale) per garantire l’aderenza alle indicazioni di attesa massima. È possibile controllare le prestazioni sulla pagina web del Ministero.

2) Rende obbligatorio l’uso sistematico delle classi di priorità U, B, D, P;

Il medico che prescrive, sia esso di base o specialista, per le prime visite e prime prestazioni strumentali ambulatoriali, deve sempre indicare una delle quattro classi di priorità:

U - con attesa massima 72 ore;
B - con attesa massima 10gg;
D - con attesa massima 30gg per le visite e 60gg per gli esami;
P - con attesa massima 180gg (fino al 31/12/2019, poi 120gg).

3) I tempi massimi riguardano i primi accessi
Il primo contatto del cittadino con il SSN per un dato problema clinico ossia prima  visita o primo esame di diagnostica strumentale, visita o prestazione di  approfondimento erogati da specialista diverso dal primo osservatore e nel caso di paziente cronico, si considera primo accesso la visita o l’esame strumentale  necessari in seguito ad un peggioramento del quadro clinico

 

Ma cosa occorre fare se al momento della prenotazione viene comunicato che la lista d’attesa per la prestazione è bloccata? Abbiamo due soluzioni:

  • possiamo segnalare il fatto inviando tramite A/R alla Direzione Generale dell’Azienda Sanitaria, all’Assessorato alla Sanità della tua Regione e a Cittadinanzattiva il modulo per richiedere lo sblocco delle liste e l’applicazione dell’ammenda;
  • oppure possiamo chiamare il CUP per conoscere quali altre strutture possono erogare la prestazione.
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