
La nascita di un bambino dovrebbe essere sempre un momento di gioia, ma cosa accade quando questo evento si trasforma in una tragedia? È ancora possibile morire di parto in ospedale?
Sebbene si verifichi raramente, ancora oggi può accadere che la mamma perda la vita in sala parto o nelle ore successive alla nascita del bambino.
In casi simili, il dolore dei familiari si accompagna al bisogno di fare chiarezza e avere risposte certe: la causa è stata una complicanza inevitabile oppure si è trattato di un errore medico?
Il parto può presentare emergenze improvvise e molto gravi. Tuttavia, ci sono casi in cui la morte della madre può essere collegata a ritardi, omissioni, mancato monitoraggio o scelte cliniche non adeguate.
Per accertare una eventuale responsabilità medica è necessario ricostruire con attenzione ogni fase dell’assistenza ricevuta. Bisogna capire cosa è accaduto durante il travaglio, al momento del parto e nel post-parto. Solo così è possibile valutare se l’ospedale e i professionisti coinvolti abbiano agito correttamente.
Gli errori medici più rilevanti che possono portare una donna a morire di parto riguardano spesso il mancato riconoscimento dei segnali di rischio. Durante il travaglio e nelle ore successive al parto, infatti, alcuni sintomi devono essere valutati con estrema attenzione.
Tra le condotte che possono assumere rilievo rientrano, ad esempio:
Un caso particolarmente delicato è quello in cui una donna arriva a morire di parto per emorragia. L’emorragia ostetrica è un’emergenza che richiede interventi immediati. Se il sanguinamento non viene riconosciuto in tempo, oppure se la paziente non viene monitorata dopo la nascita del bambino, il ritardo può avere conseguenze irreversibili.
Non è solo il singolo medico a poter essere chiamato a rispondere, ma anche la struttura sanitaria, che ha obblighi assistenziali precisi nei confronti della partoriente e del nascituro.
Per accertare la responsabilità medica, il punto di riferimento normativo è la Legge n. 24/2017, meglio nota come Legge Gelli-Bianco. In base a quanto disposto da questa norma, la struttura sanitaria, pubblica o privata, risponde dei danni causati dalle condotte dolose o colpose dei professionisti di cui si avvale. In altre parole, l’ospedale non può limitarsi a dire che l’errore è stato commesso da un singolo operatore, se quel danno è maturato dentro il percorso assistenziale gestito dalla struttura.
La stessa legge richiama anche l’importanza delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali. Questo aspetto è centrale nei casi di parto, perché le emergenze ostetriche devono essere gestite secondo procedure chiare e condivise.
La struttura deve quindi assicurare, tra le altre cose:
La giurisprudenza ha affrontato casi di morte materna collegati alla gestione del parto e del post partum. Un riferimento importante è la sentenza della Corte di Cassazione n. 13375/2024, relativa al decesso di una donna dopo un taglio cesareo, a causa dell’evoluzione di un’emorragia post partum da atonia uterina.
I giudici hanno individuato la causa della morte nella carenza di monitoraggio della madre nelle ore successive al parto. Secondo quanto emerso nel procedimento, alcuni controlli avrebbero infatti potuto consentire una diagnosi più precoce dell’emorragia.
La Cassazione ha ribadito un principio importante: la fase successiva al parto non può essere considerata un momento secondario dell’assistenza. Al contrario, il post partum richiede controlli attenti, soprattutto quando la paziente presenta fattori di rischio.
Quando l’evento è prevedibile o gestibile con controlli adeguati, il mancato monitoraggio può assumere rilievo sul piano della responsabilità medica.
Quando viene accertato che la morte per parto è collegata a un errore medico, i familiari possono chiedere il risarcimento dei danni subiti.
I danni non patrimoniali riguardano le conseguenze personali, affettive e psicofisiche provocate dalla perdita. In questa categoria possono rientrare:
I danni patrimoniali, invece, riguardano le conseguenze economiche correlate al decesso. Possono comprendere:
Questa distinzione è importante perché il risarcimento non viene riconosciuto in modo automatico. Occorre dimostrare sia il collegamento tra errore sanitario e morte della madre, sia le conseguenze concrete che quella perdita ha prodotto nella vita dei familiari.
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Per ricostruire l’accaduto e avanzare una domanda di risarcimento danni dovrai rivolgerti a un medico legale e a un avvocato specializzato in casi di malasanità.
Se non sai a chi rivolgerti, noi di Periplo Familiare possiamo aiutarti: siamo la prima associazione per vittime di malasanità in Italia, da oltre 25 anni sosteniamo le vittime di errori medici assistendole legalmente e supportandole moralmente.
Il nostro staff medico-legale è pronto a valutare il tuo caso: contattaci per richiedere una consulenza gratuita!
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