Nel periodo pre-Covid, 1 sinistro ogni 10 giorni

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È stato pubblicato il rapporto sui casi di malpratica medica. Nel campione di 66 strutture pubbliche analizzate, è stata registrata una media di 35 sinistri all’anno con un importo liquidato medio di circa 81.500 euro per sinistro. 

Il rapporto sui casi di malasanità nel nostro Paese realizzato da Marsh Italia è stato diffuso nei giorni scorsi e si basa sui dati relativi al periodo 2004/2018 registrati presso 66 strutture pubbliche distribuite sul territorio nazionale. Dal rapporto emerge che sono in media 35 per struttura pubblica, circa uno ogni 10 giorni, i casi di malpratica medica registrati in un anno.

Il report evidenzia, in termini di importo liquidato medio, un totale di circa 81.500 euro per sinistro. Questo valore risulta superiore ai 78.000 euro registrati nel 2019, principalmente a causa del campione selezionato che quest’anno si focalizza sui danni ai pazienti, tipicamente caratterizzati da un importo maggiore rispetto a quelli relativi a terzi e visitatori.

Tempi di denuncia

Tra i vari aspetti analizzati dal report, vi sono le tempistiche di denuncia delle ipotesi di responsabilità medica, che variano a seconda della tipologia di sinistro. Ad esempio, entro sei mesi sono denunciati il 29% dei casi verificatisi in ostetricia e ginecologia, il 43,9% dei casi verificatisi in pronto soccorso e il 19% dei casi verificatisi in ortopedia e traumatologia.

Le infezioni risultano essere invece la tipologia con i tempi più dilatati. 

Più rapidi sono invece i tempi relativi agli errori chirurgici, il cui 36,5% viene denunciato entro il primo anno, per poi avvicinarsi al 90% entro i 5 anni. Gli errori diagnostici, terapeutici e soprattutto quelli collegati a procedure invasive risultano essere infine i sinistri caratterizzati dalla velocità di denuncia più elevata: negli eventi collegati a procedure invasive si raggiunge il 76% in due anni.

I chirurghi i più esposti

Per quanto riguarda la suddivisione dei sinistri, circa tre quarti degli eventi considerati sono rappresentati da: sinistri legati all’attività chirurgica (38,5%), errori diagnostici (20,3%), errori terapeutici (10,8%) e infezioni (6,6%). 

Gli eventi collegati al partosi confermano invece tra i più rilevanti in termini economici. 

È proprio il reparto di ginecologia infatti che più pesa in termini di risarcimenti economici: nonostante rappresentino solo il 3,4% dei sinistri, essi pesano sul costo totale per il 14,6%, con un valore del liquidato medio pari a 501.000 euro (oltre 6 volte la media). 

Una sezione dedicata è stata riservata anche alle infezioni ospedaliere: un fenomeno frequente ed economicamente rilevante non solo per quanto riguarda il numero di casi registrati, ma anche e soprattutto in relazione ai costi legati all’allungamento dei ricoveri e alle cure necessarie in seguito al loro presentarsi (con un liquidato medio di 101.500 euro, ben oltre la media di riferimento).

Le specialità coinvolte appartengono nel 62% dei casi all’area chirurgica, con una diretta predominanza dei sinistri direttamente collegati agli interventi chirurgici, letali per il paziente in un caso su 5.

Metà dei sinistri arriva da quattro specialità

In termini di unità operative, le più soggette a denunce sono Ortopedia e Traumatologia (20,3%), Chirurgia Generale (12,9%) e Pronto Soccorso (12,6%), seguite da Ostetricia e Ginecologia (10,9%), che insieme pesano per poco più della metà del campione.

E la sanità privata?

Il report ha analizzato separatamente un campione tra case di cura e RSA. 

Relativamente alle case di cura, si evidenziano costi e frequenze inferiori alla sanità pubblica, con le maggiori differenze dovute all’esclusione nel privato dei costi a carico dei sanitari. 

Altri fattori che contribuiscono ad alimentare questo scostamento sono la dimensione inferiore delle case di cura rispetto agli ospedali pubblici, il minore ricorso al privato per la parte di ostetricia e la diversa complessità degli interventi effettuati

L’analisi dedicata alle RSA mostra in queste strutture una prevalenza di procedimenti penali principalmente dovuta ai numerosi decessi che avvengono in tali strutture (30,4% contro 15,9% nelle altre strutture private e 13% nel pubblico). Tale dato è da interpretare anche alla luce della specifica tipologia di utenza che si rivolge alle RSA.

Conclusioni

Rispetto all’anno precedente si registra una sostanziale stabilità dei dati, sapendo quali e quanti sforzi in molte strutture e intere regioni vengono profusi per mitigare i rischi e contenere le richieste risarcitorie. Inoltre, occorre puntare ad un’analisi di dettaglio, ad esempio non possiamo soffermarci solo sull’Ortopedia (tra le prime quattro “fonti” di rischio per frequenza e costi), ma dobbiamo vedere come è l’endoprotesica, che non a caso è anche una delle pratiche chirurgiche in maggiore ascesa per numero di interventi l’anno, a produrre le alte cifre del report.

Conclusivamente, la statistica è uno strumento indispensabile, ma sicuramente non basta da sola a suggerire le giuste misure per migliorare contemporaneamente il servizio all’utenza e la sua sostenibilità economica in termini di minori casi risarcibili.

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