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Non si trovano i giovani: medici in pensione richiamati in corsia

In un paese alla ricerca disperata di un lavoro, in tanti rinunciano a partecipare ai concorsi e c’è chi rifiuta addirittura il posto fisso. 

Il Molise non è una regione per giovani. Per giovani medici, in particolare. Proprio così, tanto che l’Azienda sanitaria regionale (Asrem) è stata costretta a chiedere l’autorizzazione ad avviare le procedure per incarichi libero-professionali a medici in pensione. Del resto, una nota dell’ospedale Cardarelli di Campobasso non poteva essere più chiara: “la gravissima criticità di personale medico in dotazione, determina grosse difficoltà a garantire una corretta turnazione. 

Non resta, quindi, che chiedere ai pensionati di tornare al lavoro.

Sembra paradossale che, in un Paese alla ricerca disperata di un lavoro, in una tra le regioni più piccole d’Italia, in tanti rinuncino a partecipare ai concorsi banditi dall’Azienda sanitaria regionale ed altri rifiutino il lavoro a tempo indeterminato dopo essere risultati vincitori di concorso. Ebbene sì, perché, in Molise, accade anche questo. 



Chi vince il concorso rifiuta il posto

L’ultimo caso di bando andato deserto riguarda il concorso per due posti di dirigente medico di Pediatria. Ed è, appunto, solo l’ultimo di una serie di casi. Verranno banditi nuovi concorsi nella speranza di avere nuove unità, ma i numeri al momento dicono questo: su 13 posti per dirigente medico del Pronto Soccorso si sono presentati solo 3 candidati, per Ortopedia 2 su 4, Ostetricia e Ginecologia 2 su 5 e per Neonatologia non si è presentato nessuno. 

Quanto ai vincitori di concorso che alla fine rinunciano al posto, la spiegazione viene fornita dai diretti interessati e, alla fine, è più semplice di quanto si possa pensare: in Molise se non si è radicati, se non si hanno famiglia, affetti, interessi, chi ha la possibilità di lavorare da altre parti sceglie questa strada. 

 

Ma in Veneto non va meglio

Il colpo finale lo ha dato il bando per assumere medici per in Pronto Soccorso nella regione Veneto. 80 i posti disponibili, appena 10 i candidati. Dopo aver visto l’insuccesso di quella selezione il Governatore del Veneto ha deciso di scrivere una delibera a suo modo rivoluzionaria. 

Si tratta infatti del primo atto regionale nel quale si prevede la possibilità di assumere a tempo determinato camici bianchi in pensione. 

Quanto sta succedendo in Veneto conferma gli allarmi che i sindacati lanciano da tempo: mancano i medici e il problema principale è il numero di posti nelle scuole di specializzazione troppo ridotto rispetto a quello di coloro che vanno in pensione in questi anni. 

La soluzione adottata dal Governatore non piace comunque ai sindacati, come a quello degli anestesisti: “noi osserviamo una fuga dal lavoro perché le condizioni sono gravose, fare le notti a 65 anni è davvero duro e pesante”. Da qui al 2025 ci saranno circa 16mila medici in meno nelle corsie. Il calo sarebbe quindi molto più marcato di quello visto tra il 2009 e il 2017, quando i camici bianchi ospedalieri sono calati di circa 8mila unità.

 

A 85 anni ancora in sala operatoria

“Non ci sono anestesisti, e quindi… Io mi ricordo ancora come si fa, e non sto con le mani in mano”. A 84 anni (a dicembre saranno 85), il professor Giampiero Giron, storico anestesista padovano, non ha appeso il camice bianco al chiodo, anzi. Tre volte alla settimana è in sala operatoria. Presente, lucido, operativo.

Se ci fosse una graduatoria dei medici più anziani in servizio, il professor Giron starebbe quasi certamente in cima. Il professore infatti, supplisce quando c’è carenza di personale in clinica, coprendo i turni di anestesista che restano scoperti in sala operatoria. Tanti i cambiamenti che ha attraversato in 56 anni di carriera, grazie ai miglioramenti dovuti alle tecnologie e alle nuove scoperte. Giron ha sempre cercato di tenersi aggiornato e così riesce a lavorare tranquillamente con i colleghi più giovani, ovviamente, come dice lui, come tappabuchi.

 

Quali le soluzioni?
Sulla questione della mancanza dei medici c’è da fare una precisazione. Negli ospedali e sul territorio non mancano medici laureati ma specialisti e medici di medicina generale formati nelle scuole di formazione. Ci sono moltissimi medici laureati disoccupati o sotto-occupati in quanto non specializzati o formati: alcuni fanno sostituzioni, molti emigrano all’estero dove guadagnano anche tre volte quanto si guadagna da noi.

Le soluzioni? Raddoppiare le borse di studio e programmare i posti per le scuole di formazione di Medici di medicina generale, modificare il percorso formativo post-laurea istituendo gli ospedali di insegnamento da affiancare alle cliniche e agli istituti universitari per far fronte in maniera efficace alle esigenze formative; inoltre bisogna subito porre mano ad una revisione strutturale del sistema-salute altrimenti ci si troverà sempre in emergenza.


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