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Tumore all’ovaio? Le italiane ne sanno pochissimo, ma è letale

Sopravvive in media il 45% delle donne, perché la diagnosi viene fatta tardi. Ma esistono test genetici e sintomi a cui fare attenzione

Nonostante la sua aggressività e alta mortalità, in Italia il tumore ovarico è conosciuto soltanto da meno di una donna su tre, solo il 20% lo considera molto pericoloso, soltanto una donna su cinque ne sa riconoscere le prime avvisaglie e la maggioranza non attribuisce sufficiente importanza alla diagnosi tempestiva che oggi è l’unica arma a disposizione per combattere la malattia con buone possibilità di guarigione (90 per cento contro il solo 25 per cento se il cancro è diagnosticato in stadio avanzato). 

Poiché attualmente, infatti, non esistono strumenti di prevenzione (come il pap test per il tumore all’utero) o di diagnosi precoce (come la mammografia per quello al seno) la conoscenza della malattia e dei suoi sintomi è la migliore strategia per evitare diagnosi tardive quando ormai le possibilità di cura sono molto limitate.

 

 



Il killer silenzioso

Gli oncologi italiani definiscono il carcinoma ovarico un “killer silenzioso” perché si sviluppa purtroppo molto in fretta e non dà sintomi a lungo, così nella maggioranza dei casi si arriva tardi alla diagnosi, quando è già metastatico. Il tumore all’ovaio è purtroppo ancora fra le neoplasie femminili più letali, temibili e aggressive. In Italia sono circa 4.500 i nuovi casi ogni anno e la sopravvivenza media delle pazienti si aggira intorno al 45%.

Nel caso poi ci si ritrovi di fronte a questa neoplasia è fondamentale rivolgersi a centri specializzati, afferma il direttore della Ginecologia Oncologica all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, si inizia con la chirurgia, con l’obiettivo di asportare tutto il tumore possibile e pulire tutti gli organi coinvolti. Poi c’è la chemioterapia, ma delle pazienti che rispondono ai farmaci circa il 70 per cento va purtroppo incontro a una recidiva e dev’essere sottoposta a ulteriori cicli di cure.

Alcuni sintomi devono insospettire

A distanza di quattro anni dall’ultima ricerca, il carcinoma ovarico si conferma come quello meno citato tra i tumori femminili rispetto al tumore al seno o all’utero: lo cita solo il 31% delle donne interrogate, ma rispetto all’indagine 2011 migliora la capacità di distinguerlo dal tumore dell’utero: in generale per però è percepito come meno pericoloso e con la mortalità più bassa nel confronto con le altre due forme di cancro. Sebbene il tumore ovarico abbia un tasso di sopravvivenza molto più basso rispetto al cancro del seno (45 contro 89 per cento), quest’ultimo continua ad essere avvertito come il più rischioso sicuramente per due motivi: maggiore diffusione della neoplasia e maggiore attenzione mediatica. 

La scarsa conoscenza delle italiane è un grave problema soprattutto per la diagnosi precoce.

Dolori e gonfiore addominale, stitichezza o difficoltà digestive non vanno trascurati, sebbene molto vaghi e non così invalidanti, devono destare preoccupazione se perdurano per settimane e, soprattutto, se non sono mai stati presenti. Particolare attenzione è poi richiesta alle donne con una familiarità (ovvero con madri, sorelle, nonne che hanno avuto un tumore ovarico), più a rischio di ammalarsi. In questi casi basta rivolgersi subito al ginecologo che deciderà gli accertamenti da fare. In ogni caso, palpazione dell’ovaio ed ecografia transvaginale sono elementi fondamentali per una diagnosi accurata.

I test genetici di prevenzione 

Recenti studi hanno anche rilevato che Il 15-25% dei tumori ovarici sono di origine genetico-ereditaria, cioè sono causati dalla mutazione di due geni che si trasmettono di generazione in generazione.

Sapere se si ha una familiarità o una predisposizione genetica ereditaria al tumore ovarico è molto importante sia a livello di prevenzione, perché permette alle donne sane di scegliere come ridurre il proprio maggior rischio, sia a livello di cura perché permette alle donne già colpite da tumore ovarico di adottare terapie farmacologiche più mirate.

Oggi l’oncogenetica, scienza che studia la componente ereditaria delle malattie tumorali, ha messo finalmente a disposizione delle donne e delle loro famiglie un test genetico che individua la presenza di una mutazione ereditaria dei geni e che permette quindi sia di ridurre l’eventuale maggior rischio sia di curare la malattia in modo più adeguato. 

Stando un’indagine il 76% delle donne italiane non conosce i nuovi test genetici che stanno aprendo scenari fino a pochi anni fa impensabili per la prevenzione, la diagnosi e la cura di questo tumore. 

Cosa possiamo fare?

Informazione e prevenzione, sono le parole d’ordine. Parlare e per informare il più possibile sul tumore ovarico e soprattutto sulle novità in tema di prevenzione e cura che, grazie alla genetica, stanno finalmente arrivando dopo circa 30 anni in cui non si avevano progressi significativi. 

Parlare delle conseguenze della ma anche dei progressi nella ricerca scientifica e farmacologica. Investire nella comunicazione sociale e nel dibattito pubblico e promuovere le buone pratiche di controllo ginecologico, sia nelle giovani ma anche e soprattutto nelle donne di età più avanzata, perché la salute va salvaguardata ad ogni età.

Conoscendolo meglio, il killer silenzioso continua a farci paura, ma almeno possiamo cercare il più possibile di prevenirlo o combatterlo con armi più efficaci.


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